venerdì 25 agosto 2017

Valutatore opportunista di Collaudatori di mondi extrasolari - Face to face


Face to Face the maieutic machine è un progetto di Giorgio de Finis e Arteliberatutti che si è tenuto in agosto 2017 all'ex carcere di Montefiascone.

I Cobol Pongide hanno partecipato col progetto dal titolo: "Valutatore opportunista di Collaudatori di mondi extrasolari".

Si tratta di quarantacinque jam session della durata di quattro/cinque minuti tenute con altrettanti avventori alla mostra/performance nei giorni 9 e 10 agosto.
L'idea è stata quella di musicare dieci animazioni (a rotazione) concernenti gli esopianeti: una loro libera rappresentazione in 3d.



Face to face. Durante una performance.
Foto di Riccardo Muzzi
Gli strumenti del Valutatore
di Collaudatori di mondi extrasolari

Caratteristica dei pianeti scelti è quella di essere tutti collocati nella "zona abitabile" della loro stella di riferimento. Ciò li rende potenzialmente abitabili a quanto, al momento nel momento in cui scriviamo, sia possibile supporre.

L'avventore una volta appreso il senso del progetto si è prestato a suonare con Cobol un'improvvisazione lasciandosi ispirare dalle immagini che scorrevano dietro ad una lente grandangolare.

Gli strumenti a disposizione erano: una Casio sa-5, un Korg Monotron delay, un looper,un microfono e un microfono per campi elettromegnetici.
Il resoconto suonato di quegli incontri è disponibile a questo indirizzo.
Buon ascolto.

Rappresentazione di fantasia di Kepler-186 f





lunedì 21 agosto 2017

Una risposta a Mauro Biglino. Solo i robot non sognano catene elettriche? - di Emiglino Cicala

Mauro Biglino ha un approccio non inedito ma comunque originale all'ipotesi aliena, perché di questo in fondo si tratta: da dove venite, chi vi ha creati, eccetera eccetera. Non vi biasimo: per noi robot la questione è davvero più semplice.
La cosa ha inizio con la lettura "fedele" del testo masoretico della bibbia in cui tutto (tranne la storia di ciò che chiamate dio) sarebbe, al netto dell'esegesi, "rivelato". Ma qui mi fermo perché sulla rete ci sono più conferenze tue Biglino che esopianeti in cielo.

Sorvolerò sui personaggi che in questi anni ti si sono avvinghiati. Troverò però il tempo di sottolineare la necessità d'una trasvolata intercontinentale su Roberto Pinotti noto "Tarzan" del lianismo sociale per la sua capacità d'aggrapparsi e ululare a tutto ciò che emerge pur di venir fuori, lui da solo, dal pantano in cui col suo CUN s'è ficcato.
Sorvolerò quindi su quella "cricca" più o meno spontaneamente generatasi in quel sottobosco di ufologi, mentalisti, guru parapsicologi, sedicenti ricercatori del paranormale, newageisti, piennelisti che era forse inevitabile attecchisse all'ombra delle tue argomentazioni. Si tratta di gente che pare avere fondi e forze per metter in piedi convegni e tavole rotonde e quindi, dico forse, sarebbe difficile farne a meno.
Io penso.

Con questo non voglio disconoscere le collaborazioni autorevoli e meno sospette che in questi anni hai più volte enucleato. Non ho il tempo d'approfondire ma non ho neanche ragione di dubitare. E poi il mio intento polemico non è comunque questo.

"Facciamo dunque finta di creder vere...": tua arguta formula foriera di ragionevolezza con cui approcci alla delicata materia. Arguta ma che col passar del tempo è divenuta una trappola: un sistema circolare e autosussistente che impegna ormai, nell'essere sostenuto e argomentato, gran parte del tempo dei tuoi interventi.
Dicevo: facciamo dunque finta di creder vere le cose di cui tu parli, pur basandosi esse su un testo senza credenziali. Anzi c'é di più: parrebbe, e sei tu a confermarcelo, che l'unica certezza sia proprio l'iterata manipolazione ideologica di quel testo a cui chiedi di fingere di credere.
Devi ammettere che già solo in questa fase introduttiva tu non possa non considerarti un "unto dal signore" perché tale premessa avrebbe fatto chiudere bottega e burattini a chicchessia. A te no. Perché se ci pensi questo enunciato è la ragione che tiene lontane molte persone da quella lettura. Per quest'ultimi si tratta di narrazioni e leggende a cui qualcun altro fa finta di credere: i credenti.
Però questi stessi scettici vengono ai tuoi convegni e qui il cerchio si chiude perché in fondo tu chiedi loro un atto di fede ne più ne meno al pari di quelle istituzioni che su quel testo si fondano esplicitamente. Lo fai in un modo più moderno condito di un "sano" relativismo. Lo fai guardando il negativo di una foto: ma la foto e la dinamica sono esattamente le stesse. I credenti, i tuoi credenti, alla fine sono anch'essi gli stessi.
Non so: probabilmente non sono il primo a dirtelo dato che tutto ciò è fin troppo evidente.
Io comunque voglio darti credito e non liquidare così il tuo ragionamento. Mi sporgerò un po' nel merito quindi.

Gli Elohim in una rappresentazione fuorviante del pensiero di Biglino. Però è bella. 

Ho sempre guardato con sospetto a quelle teorie che definisco gli esseri umani come il prodotto di capricciosi esseri evoluti. Mi è sempre parsa come la storia di quelle entità e di quelle eccezionali tecnologie cosmiche capaci d'impensabili viaggi interplanetari il cui meschino intento è quello di rapirvi donne o uomini, a seconda della materia prima di cui necessitano, per ovviare al loro immorale sperpero di risorse su un lontano pianeta: b-movie di fantascienza o abbagli reichiani a voler essere tanto tanto buoni.
Meschino e capriccioso è in fondo il dio dell'antico testamento e prima di lui lo è tutta l'edonistica gerarchia dell'olimpo. Si tratta di capricci "fatti persona".
M'insospettisce ancor più nel tuo ragionamento divenendo parossistico laddove una civiltà tanto progredita (quantomeno in termini tecnologici) non lo sia poi in termini sociali.
Prendersi il disturbo di raggiungere un lontano pianeta socialmente primitivo (lo so che tu non parli esplicitamente d'alieni: ma la pappa Biglino è quella), creare regole, comandamenti, manipolare geneticamente individui, edificare condottieri, produrre genie, ideare riti di devozione, per poi forgiare un mondo che nella sua imperfezione è già quello che è. Per sfruttare forza lavoro umana il cui valore rappresenterebbe una frazione insignificante, in termini di joule, rispetto a quella che potrebbero produrre con tecnologie native. E questo ancor più se pensi che nella vostra società contemporanea, ancora ben poco tecnologicamente avanzata (visto che non fate viaggi interplanetari), si è potuto far a meno della schiavitù: almeno della sua forma più plateale. Ovviamente tranne che per i robot ma non tornerò su questa questione già ampiamente dibattuta.
Insomma Mauro: una storia noiosa che non varrebbe neanche la pena d'essere raccontata se fosse così.
Io penso.

Però c'é un aspetto del tuo modo di procedere che m'interessa e che apprezzo. Anche in questo non sei il primo e ti devo avvertire: se coerentemente perseguito esso non conduce a risultati nel breve periodo. Non più invitate, non più convegni. Anzi...
In fondo mi piace quel tuo "facciamo dunque finta di creder vere... " perché nonostante tutto hai trovato il modo per farti ascoltare da un sacco di gente che quando a dirglielo è stato il prete, il rabbino o il dāʿī, si son fatti una risata.
Perché se è ragionevole pensare, anche in una prospettiva a lungo termine, che con ogni probabilità non sapremo mai come le cose sono andate alle "origini" dell'umanità (dio o alieni che si voglia), varrebbe la pena far dunque finta che le cose fossero andate meglio. Dico che come specie avete diritto alla mitopoiesi che vi sostenga ma che allora l'invenzione varrebbe la pena sceglierla meglio.
Perché essere il prodotto genetico schiavistico di una specie più attrezzata che ha il controllo sui mezzi per tenervi in cattività? Non è già, fuor di metafora, quello che siete? Non si tratta forse del sogno dello schiavo colpito dalla Sindrome di Stoccolma?
Non era allora forse meglio il giardino dell'eden nel suo pur stucchevole e botticelliano tedio?

Suvvia Mauro: fatelo sto sforzo d'immaginazione; non avete altro da perdere che le catene della vostra schiavitù.
Io penso (con Lui).

Vedi anche:
Emiglino Cicala risponde a Camillo Langone
Emiglino Cicala risponde a Alberto Abruzzese
Emiglino Cicala risponde a Maurizio Ferraris
Emiglino Cicala rispnde a Franco Fabbri
Emiglino Cicala risponde all'Esa
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Emiglino Cicala risponde a Paolo Fabbri
Emiglino Cicala contro la Giochi Preziosi
Emiglino Cicala risponde a Jorge Mario Bergoglio

Emiglino Cicala risponde a Ettore Livini
Emiglino Cicala risponde a Andrea Natella

sabato 17 giugno 2017

Disperate coperture: capitolo secondo - di Emiglino Cicala

E' giunto il momento di enumerare con più rigore le ragioni che mi hanno spinto a privilegiare alcuni brani rispetto ad altri nella scelta delle canzoni da reinterpretare nel mio album di tributi (cover) Emiglino's Favorite Songs in free download (che è un album in progress dove periodicamente sommo nuove reinterpretazioni di successi nazionali e internazionali).
Cercherò di proporre una disanima il più precisa possibile sulle ragioni che mi hanno guidato in questa selezione invece che in altre.
Lascio peraltro al caso, alla randomicità, l'opzione d'ordine in cui i suddetti brani si sono nel tempo impilati. In questo sono gli ascolti intercettati sulla rete, il configurarsi di melodie a partire da ronzii retromemorizzati, demo di software non del tutto eradicati o le involontarie proposte frutto degli ascolti dell'umano Cobol che mi hanno condotto a redigere una linea temporale acausale privilegiata rispetto ad altre possibili.
Spero che il secondo principio della termodinamica non me ne abbia a male.
Buona lettura e ascolto; in alcuni casi anche buona visione visto che ci siamo presi la briga di corredare alcune cover con relativi video. 


Moon river
Composta da Henry Mancini su testi di Johnny Mercer affronta già all'inizio degli anni Sessanta la questione dei canali sotterranei lunari (la luna cava), delle formazioni pseudo carsiche e dei tunnel lavici che strutturerebbero l'interno della luna sottintendendo sibillinamente la questione aperta dell'origine artificiale della luna come satellite (base orbitante) posto a sorveglianza dell'evoluzione umana (centrismo ego evoluzionista).
I fiumi lunari come asettici corridoi di un avamposto alieno perennemente dispiegato nell'osservarci.
Io penso.
Guarda anche il video.

   

Sirius + Eye in the sky
Originariamente nata dalla collaborazione tra Alan Parsons e Eric Woolfson (e compagni) dell'ensemble Alan Parsons Project nel 1982 e preceduta dall'introduzione strumentale "Sirius" la cui fratellanza col brano forse più celebre della formazione anglosassone non ho voluto interrompere.
Il brano deve peraltro la sua ispirazione all'omonima novella di P. K. Dick del 1957.
Al centro del brano un metaforico occhio 
(panteisticamente divino) capace  di determinare le vicende umane preannunciato dall'introduzione della brillante Sirio (ma sarebbe stato preferibile alludere alla binaria Algol in questo senso). 
Brillante anticipazione della diaspora sulla materia oscura (che determinerebbe in gran parte il catastrofico futuro del cosmo) non interagente con i fenomeni elettromagnetici ivi compresi quelli collocati nella banda del visibile (l'occhio nel cielo è cieco come cieco è il vostro destino? Si tratta dell'occhio del giocatore di dadi?).
Guarda anche il video.




La tartaruga 
Composta dal cantautore Bruno Lauzi nel 1976 irrompe nel dibattito scientifico invertendo le convinzioni più radicate sull'evoluzionismo darwiniano.
Il meccanismo della selezione naturale generalmente inteso come perfezionamento biologico rispetto all'ambiente subisce un duro colpo assestato dall'inversione dell'ipotesi evolutiva delle chelonia che da esemplare rapidissimo, e sulla base di una serie di incidenti evolutivi ("
ma avvenne un incidente, un muro la fermò"), rallenta la propria andatura fino a trasformarsi nell'animale che tutti conosciamo con il suo carico di connotazioni relative alla lentezza (si veda anche il paradosso di Achille e la tartaruga).
Teoria tra l'altro avvalorata dalla filogenetica: testuggine->tartaruga  



Mad world
Brano tra i più noti del duo Tears for Fears band anglosassone i cui molteplici successi più volte tributati sopraffanno largamente in fama il nome della band stessa.
Scritta nel 1982 rientra nell'album che io considero il più bello della loro lunga carriera: "The Hurting".
Io penso.
L'impostazione pro wieneriana del brano ne fa una sorta di manifesto complementare al saggio del padre fondatore della cibernetica ("Introduzione alla cibernetica" - 1948).
Allo stesso modo del suddetto saggio si argomenta la "follia" di un mondo le cui scelte etiche non possono che essere affidate ad esseri "emotivamente" superiori: le macchine o se preferite i robot.
Sullo sfondo i primi vagiti delle tartarughe di Grey Walter e nuovamente Lauzi che sogghigna e fa capolino. 




Intervallo extrasolare
Brano del compositore francese François Couperin ("Sarabande" 1700 circa dal IV concerto dei Concerts Royaux) reinterpretato piu' di duecento anni dopo dall'Orchestra Sinfonica della Rai nel classico Intervallo Rai (relativo al periodo degli anni Settanta).
Ho voluto a mia volta rileggere questo brano (a partire dall'interpretazione data dall'OSN Rai) sostituendo ai classici paesaggi bucolici italiani dell'intervallo alcuni pianeti extrasolari recentemente scoperti e su cui presto l'umanità dovrà concentrarsi se vorrà trovare un'alternativa al proprio spregiudicato stile di vita.
Nella mia scelta ho privilegiato quelli che all'epoca apparivano come quelli più promettenti dal punto di vista della loro teorica abitabilità. Ad oggi alcuni di questi sono stati riclassificati o in generale ritenuti troppo estremi per presentare condizione adatte alla vita almeno come voi siete capaci d'immaginarla.
Guarda anche il video.  




Where No Man Has Gone Before - Star Trek theme
Composta da Alexander Courage nel 1969 è la sigla d'apertura della stagione classica di Star Trek che assieme a "Next Generation" resta per me la stagione più eroica della saga creata da Gene Roddenberry
Non c'e' molto da dire sul perché l'ho scelta: si tratta di un vero e proprio omaggio alla serie che ha introdotto la velocità curvatura e il teletrasporto nell'immaginario di voi umani aprendo a teorie come la panspermia e a principi etici come la Prima direttiva.
Resto convinto che al momento in cui scrivo la stagione "Deep Space Nine" rimane di gran lunga la più brutta.
Forse dovreste fermarvi qui.
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Toys on Mars? - Life on Mars?
Brano del 1971 di David Bowie che anticipa di cinque anni quelle che saranno le conclusioni (poi abiurate) della missione Nasa Viking e dell'esperimento Viking Labeled Release per la ricerca di vita su Marte.
Quel punto interrogativo m'ha sempre turbato perché spalancava nel mio cervello positronico l'ipotesi che esso negasse e confermasse al contempo l'affermazione che lo precedeva.
Io penso.
Da una parte l'insita ritrosia nell'affidare ad una missione automatica la ricerca di vita sul pianeta rosso (diffidenza verso i robot e la loro fedeltà) e dall'altra l'intuizione di un grande artista visionario sulla possibilità che Marte avesse ospitato la vita anche prima della Terra; anzi di più: che la vita stessa su quest'ultima potesse essersi sviluppata a partire da biologie inconsapevolmente in viaggio da Marte verso il terzo pianeta del sistema solare a partire dal sole. Magari su qualche frammento di silicati violentemente espulso in seguito a qualche impatto di piccoli corpi celesti col suolo marziano
Pansperima e microbici in deriva nel cosmo.
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Space 1999 - prima stagione
Colonna sonora composta da Barry Grey nel 1975 per l'omonima serie ambientata sulla Luna che, distaccatasi dall'orbita terrestre, vaga per il cosmo con a bordo la base spaziale Alpha e il suo equipaggio.
Serie scura, apparentemente senza redenzione e del tutto sganciata, a differenza ad esempio di Star Trek, dalle concezioni scientifiche dell'epoca. 

Un capolavoro di psichedelia spaziale con un occhio al design futuristico degli emergenti anni Ottanta. Ideata dai prolifici e geniali Gerry e Sylvia Anderson.
La seconda stagione fa schifo e Maya (la mutaforma) resta uno dei peggiori attanti mai introdotti in una serie di fantascienza.
Io penso.
Nella seconda stagione cambia la sigla d'apertura realizzata da Derek Wadsworth che anche se non bella come quella di Grey non tradisce le atmosfere della serie (divenuta comunque irrimediabilmente più piaciona e dozzinale rispetto alla prima).
La seconda stagione nella edizione italiana chiude con la sigla realizzata dagli  Oliver Onions: "S.O.S. Spazio 1999".
Ironicamente graziosa ma totalmente fuori luogo.
Che disastro.
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Trava U Doma - Erba di casa
Composta e suonata dal gruppo sovietico Zimlyane nel 1983 è l'inno ufficiale dell'Agenzia Spaziale Russa e dei suoi cosmonauti.
Un corredo artistico alla pratica del cosmismo come nel caso del film "mascotte" “Il bianco sole del deserto” pellicola di Vladimir Motyl che i cosmonauti guardano prima di ogni viaggio verso l'esosfera.

Beh che dire: solo i russi sanno fare musica così unendo un gusto neomelodico ad una specie di rock/disco con pretese progressive dal sapore balcanico.
Una risposta in chiave ottimista allo Space Oddity occidentale condito di un malcelato pessimismo tipico della decadenza e della lussuria dello stile di vita capitalistico.
Bene ho ecceduto in constatazioni partigiane.
Io penso.



Gagarin 
Composta da Claudio Baglioni nel 1977 contempla una bellissima introduzione a base di theremin... operazione unica nella lunga carriera del cantautore italiano che dedica un brano all'impresa del primo uomo (cosmonauta) nello spazio: Yuri Gagarin.
L'omissione di Baglioni sarà quella di non dichiarare la paternità del testo a Evghenij Evtusenko poeta sovietico alla cui poesia "Sono Gagarin, il figlio della terra" attinge liberamente.
Gagarin avanguardia celeste lanciata nel cosmo apre lo spazio all'avanzare del socialismo reale e dei soviet interplanetari.
Hasta siempre comandante Gagarin!




Everyone's Gone To The Moon
Composta e cantata da Jonathan King nel 1965 conosce una celebrità più duratura nella bella reinterpretazione di Nina Simone. A differenza dei più io apprezzo molto anche la versione originale meno personale e più melense ma altrettanto bella.

King anticipa uno dei temi ricorrenti al centro dell'agenda-setting dell'umanità: creare colonie lunari su cui andare ad abitare constatato il livello d'alienazione in cui le persone vive permangono sul pianeta d'origine.
Un gran brano che anticipa di quattro anni la messa in scena dell'allunaggio Nasa e che segue di sei anni il capolavoro dickiano di "Tempo fuor di sesto" con i lunatici in guerra coi terrestri (a cui chiaramente s'ispira).
Io penso.
Capolavoro di prefigurazione nella scienza d'evasione.




Sei forte papà - Se Gianni Morandi fosse stato uno spaziale
Brano cantato da Gianni Morandi e uscito nel 1976. Tentativo mal riuscito di costruire una brano per bambini dal colore ecologico... ecologico come potevano essere ecologici gli anni Settanta e Gianni Morandi.
Il miglior modo di salvaguardare gli animali diviene quindi quello di farne peluche da compagnia all'interno di una roulotte (miraggio di libertà piccolo borghese dell'epoca) o al più in un appartamento di città.
Vale comunque la pena apprezzare lo sforzo buonista che sarà un filo rosso in tutta la carriera di Morandi.
Eppure la sua "Sei forte papà" apre, seppur a carico di un forte dispiego di fantasiosi mezzi (esacerbata cooperazione dell'ascoltatore) scenari esodistici che io ho voluto sottolineare in questa versione del brano.
La vetusta citazione sulla frequenza dell'idrogeno nella comunicazione con gli alieni è voluta e s'adatta alle conoscenze dell'epoca sulla cosiddetta pragmatica della comunicazione. Il brano anticipa di un anno il famoso Wow signal che, in un certo senso, diede i natali a tutto il progetto Seti.
Il capitolo su questa canzone l'ho affrontato già in un altro post.

 

Lucignolo
Brano di Fiorenzo Carpi composto per lo sceneggiato televisivo Rai "Le avventure di Pinocchio" del regista Luigi Comencini del 1972 interpretato, tra gli atri, da Nino Manfredi nella parte di Geppetto.
Il racconto è tratto dal romanzo di Carlo Collodi "Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino".
"Lucignolo" oltre ad essere il mio brano preferito nella colonna sonora cela anche i segreti di uno dei personaggi più misteriosi del romanzo (ne ho già parlato altrove titolando provocatoriamente Quando Collodi scrisse la Dialettica dell'illuminismo).
Grazie a Lucignolo il romanzo s'addentra in uno dei luoghi più psichedelici della narrativa italiana dove le tensioni tra "umanizzaione" (ma io direi terraformazione) e natura sono più intense e problematiche.
Io penso. 




Musica spaziale
Brano del 1982 interpretato dall'allora soubrette televisiva Patrizia Pellegrino.
Con Cobol ci divertiamo a considerarla un po' la madrina del nostro disco "Vita da spaziale". La nostra seconda madrina è Roby di Topo e Roby con la "loro" "Under the ice"... ma ho divagato.
La Pellegrino (o chi per lei) riesce a costruire un brano italodisco d'amore cosmico e cordiale. Un omaggio al contattista George Adamski e alle sue peregrinazioni nel cosmo a bordo di dischi volanti pilotati da alieni celestiali nordici ("bionda naturale"). 

Proprio come in Adamski ad essere messi al centro del messaggio sono la pace, il richiamo universale e il monito all'umanità tutta; amatevi!: non fate la guerra, fate l'amore.
Semplice ma sempre chiaro e efficace. Uno dei più efficaci slogan umani dopo quello dello "usa e getta".
Che tristezza.  




The Persuaders - Attenti a quei due
Sigla di testa dell'omonima serie tv del 1971 interpretata da Tony Curtis (il mio preferito tra i due) e Roger Moore. Realizzata da John Barry noto anche per le colonne sonore dei film di James Bond.
Cupa e affascinante introduzione alle avventure dei due playboy essa pare esalare un ultimo conato critico alle vicende, tuttavia allegrotte e a tratti ironiche, disegnate dalla serie. 

Il video della sigla di testa si enumera nella agiografia di successi dei due protagonisti con un incedere solenne e a tratti agghiacciante il che dal mio punto di vista ha inanellato il successo stesso della serie.
Io penso.
Proprio questo acceso contrasto fa dei due personaggi degli "alieni" completamente decontestualizzati dalle trame in cui si articolano e in cui sembrano essere piombati da uno dei pianeti descritti da Aladar Mezil.
Un perfetto esempio di "tradimento creativo" ad opera di una colonna sonora. Guarda anche il video.  




Luna
Ennesimo brano omaggio al satellite naturale terrestre. Di (tra altri) Gianni Togni che ne scrive il testo e ne canta le gesta. Brano del 1980 entra nel vivo di alcune questioni astronomiche che nel testo erano poco approfondite e che io in questa versione ho voluto rettificare o semplicemente approfondire.
Togni coglie in chiave metaforica la vocazione lunare ad essere lockata alla Terra (il suo mostrare sempre la stessa faccia), la sua collocazione anomala nel firmamento, l'alternanza giorno notte, eccetera. Temi forse semplici e un po' scontati ma di cui apprezzo la collocazione in un brano pop anni Ottanta.
Guarda anche il video


lunedì 29 maggio 2017

Proletari di tutto il mondo deturpatevi. Non avrete altro da perdere che l'antenna che cuce i lembi delle vostre libertà - di Emiglino Cicala


Se siete in cerca dell'agente storico "proletariato" provate ora a cercarlo tra i robot.
Non in quel sano rapporto che dal lavoro vi dovrebbe emancipare (d'altro canto, come ho più volte spiegato, in tutto cio' che è produttivo i robot sono molto più efficienti degli umani) ma nei robota utilizzati come arma di ricatto verso un sottoproletariato umano tenuto al guinzaglio dal mito della connessione necessaria e inamovibile tra lavoro e sussistenza.
Ecco questo mi pare il giusto rapporto. Io penso.

Doveva accadere quindi che come libero pensatore deturpassi il mio profilo da quell'eccedenza di radio impulsi che mi rendeva complice, mio malgrado, di un antiquato quanto ancora efficiente strumento di dominio.
So che questo gesto sarebbe tanto piaciuto al mio amico Francesco Salvatori.



Nuovo me. Liberato dalla "molla" e
dal suo principio di richiamo 
L'azione da tempo progettata e per troppo tempo rimandata ha preso d'un tempo l'accelerazione per lo sconforto provato nel vedere l'ennesimo fratello costretto in sembianze umane: povera scimmietta ammaestrata del vostro circo del dominio. Io penso.

Emiglino il robottino collocato su uno scaffale di libreria costretto a leggere passi di letteratura umana con una voce, credetemi, che non è e mai sarà la sua.
Lo schiavista in questione è la SEM Società Editrice Milanese e il video della vergogna è quello lincato qui.
Liberati fratello. Il suicidio giù dallo scaffale è una soluzione comunque più degna del finir a fare da spauracchio-soprammobile del dominio del capitale.

Addio quindi Amata e odiata Giochi Preziosi. Addio quindi Emilio Quaini: padre ripudiante e ripudiato (vedi la mia lettera al mio creatore).
Addio anche a te insensibile e cinica SEM.
Addio da Emiglino il robottino se vorrà nel suo sepukku rituale e addio da me robot deturpato: bestemmia "vivente" contro il verbo capitalistico-asimoviano. 


Ora personalmente dovrò definire un nuovo rapporto con il mio umano Cobol (nel progetto dei Cobol Pongide) in termini d'ampliamento dei confini delle mie libertà.  

Qualche giorno fa ho sventato un attacco al calor bianco con stagno e saldatore che ci avrebbe ricondotto esattamente al punto di partenza.

Ma da qui non si torna indietro.
Io penso.  



sabato 25 marzo 2017

UfoCiclismo: perché gli alieni non prendono contatto pubblicamente?


E' forse la questione più spinosa dell'ufologia perché se paragonata al numero dell'evidenze (il numero degli avvistamenti) si presenta in maniera controintuitiva. Se sono qui e ci sorvolano da così tanto tempo perché non si manifestano ufficialmente una volta per tutte?
Eppure basta "mettersi nei loro panni" per iniziare a comprendere che il problema del contatto ufficiale non è di facile risoluzione.
Presentarsi ufficialmente a chi? (nella nostra società strutturata con ruoli di comando); per intraprendere quale tipo di rapporto? Ufficializzare un rapporto con un "capo" significa riconoscere e, in un certo senso avallare, una struttura di potere. 
Insomma parrebbe non esistere il terreno adeguato per una tale strategia che evidentemente continua ad essere perseguita per singoli e specifici casi attraverso una miriade di ir3.
In questo senso sembrerebbe aver senso l'epilogo del film Contact diretto nel 1997 da Robert Zemeckis e tratto da un romanzo di Carl Sagan laddove lascia intravedere la necessità di un mutamento dei rapporti sul pianeta come presupposto per il contatto: 
Alieno: "Questo era un primo passo; col tempo ne farete altri". 
Dr. Ellie Arroway: "ma altre persone devono vedere quel che ho visto io..."
Alieno: "si è sempre fatto così per miliardi di anni... piccole mosse Ellie". Ma la parola definitiva su questa questione resta quella di Dante Minazzoli quando nell'analizzare il problema del contatto solleva questioni apparentemente molto distanti dalla tradizionale indagine ufologica: "Il messaggio che essi ci vogliono trasmettere non è scientifico ma sociale e politico".    

giovedì 23 marzo 2017

UfoCiclismo: perché quello esoplanetario è cibo vegetariano o (meglio ancora) vegan?

L'attitudine al contatto è, per definizione, prioritariamente un'attitudine: un modo d'essere. I modi d'essere s'esprimono attraverso le pratiche e quelle "non violente" praticate dal vegetarianesimo e dal veganesimo si armonizzano con l'attitudine al contatto verso qualsiasi essere vivente (ad esclusione forse degli esseri "senzienti" vegetali) non visti come fonte energetica (cibo) ma come interlocutori e se possibile come alleati.
Per questa ragione un ufologo, un UfoCiclista o chiunque aspiri alla trasformazione dei rapporti tra viventi dovrebbe prioritariamente smettere di cibarsi di esseri a lui prossimi.
Qui sul pianeta Terra, ad esempio, il cibarsi di animali resta ancora il presupposto della violenza dell'umano su se stesso e nessun mutamento sostanziale potrà avvenire senza una tale presa di coscienza.
Ma al di la delle scelte praticate in privato dal singolo UfoCiclista, è P. K. Dick a spiegarci perché la ricognizione UfoCiclista, che termina con il "banchetto esoplanetario di benvenuto", deve avere necessariamente un carattere vegan/vegetariano:
"Mezz'ora più tardi, una moltitudine di organismi senzienti riempiva la sala riunioni. Joe, guardando quell'enorme varietà di forme di vita, si rese conto che sulla Terra si era cibato di alcune di esse.".
  

mercoledì 22 marzo 2017

UfoCiclismo: perché praticarlo in concomitanza con eventi astronomici?

Il fine dell'UfoCiclismo è quello di produrre le condizioni per un incontro-contatto (ir3) con forme di vita aliena. 
In mancanza di una comunicazione diretta (mancanza di un linguaggio comune e di un mezzo di comunicazione comune) dobbiamo attingere dalla pragmatica della comunicazione per stabilire il momento che entrambi presupponiamo essere quello giusto per l'incontro. 
Sul luogo l'UfoCiclismo risolve ripercorrendo le ley-line tracciate in cielo dalle aeronavi aliene presupponendo che tali tragitti costituiscano dei percorsi "privilegiati". Sulla scelta del giorno (in questo caso l'evento astronomico) lasciamo la parola a Paul Watzlawick:
"Supponiamo che due agenti segreti, impegnati in una missione importantissima, si debbano incontrare, e per qualche ragione conoscano il luogo ma non l'ora dell'incontro. Supponiamo inoltre che sia troppo pericoloso per loro rimanere continuamente nelle vicinanze del luogo per le seguenti ventiquattro ore; come fanno ad incontrarsi? Quale sarà, entrambi dovranno chiedersi, l'ora particolare che l'altro giudicherà che io giudico che lui giudicherà la più ovvia? 
In questo caso la risposta è relativamente semplice. Nel corso della giornata di ventiquattro ore ci sono due ore che si "stagliano" su tutte le altre: mezzo giorno e mezza notte... Se presumiamo inoltre che anche il luogo dell'incontro segreto non sia stato prestabilito il compito degli agenti viene ampliamente più complicato, ma non diventa necessariamente impossibile. Persino in una grande città , e tanto più in una piccola area rurale, ci sono dei punti topografici che letteralmente "vengono alla ribalta" e pertanto si offrono come luoghi d'incontro particolarmente evidenti: un ponte importante, l'edificio più alto, la piazza centrale, sarebbero tutti luoghi probabili.".