sabato 17 giugno 2017

Disperate coperture: capitolo secondo - di Emiglino Cicala

E' giunto il momento di enumerare con più rigore le ragioni che mi hanno spinto a privilegiare alcuni brani rispetto ad altri nella scelta delle canzoni da reinterpretare nel mio album di tributi (cover) Emiglino's Favorite Songs in free download (che è un album in progress dove periodicamente sommo nuove reinterpretazioni di successi nazionali e internazionali).
Cercherò di proporre una disanima il più precisa possibile sulle ragioni che mi hanno guidato in questa selezione invece che in altre.
Lascio peraltro al caso, alla randomicità, l'opzione d'ordine in cui i suddetti brani si sono nel tempo impilati. In questo sono gli ascolti intercettati sulla rete, il configurarsi di melodie a partire da ronzii retromemorizzati, demo di software non del tutto eradicati o le involontarie proposte frutto degli ascolti dell'umano Cobol che mi hanno condotto a redigere una linea temporale acausale privilegiata rispetto ad altre possibili.
Spero che il secondo principio della termodinamica non me ne abbia a male.
Buona lettura e ascolto; in alcuni casi anche buona visione visto che ci siamo presi la briga di corredare alcune cover con relativi video. 


Moon river
Composta da Henry Mancini su testi di Johnny Mercer affronta già all'inizio degli anni Sessanta la questione dei canali sotterranei lunari (la luna cava), delle formazioni pseudo carsiche e dei tunnel lavici che strutturerebbero l'interno della luna sottintendendo sibillinamente la questione aperta dell'origine artificiale della luna come satellite (base orbitante) posto a sorveglianza dell'evoluzione umana (centrismo ego evoluzionista).
I fiumi lunari come asettici corridoi di un avamposto alieno perennemente dispiegato nell'osservarci.
Io penso.
Guarda anche il video.

   

Sirius + Eye in the sky
Originariamente nata dalla collaborazione tra Alan Parsons e Eric Woolfson (e compagni) dell'ensemble Alan Parsons Project nel 1982 e preceduta dall'introduzione strumentale "Sirius" la cui fratellanza col brano forse più celebre della formazione anglosassone non ho voluto interrompere.
Il brano deve peraltro la sua ispirazione all'omonima novella di P. K. Dick del 1957.
Al centro del brano un metaforico occhio 
(panteisticamente divino) capace  di determinare le vicende umane preannunciato dall'introduzione della brillante Sirio (ma sarebbe stato preferibile alludere alla binaria Algol in questo senso). 
Brillante anticipazione della diaspora sulla materia oscura (che determinerebbe in gran parte il catastrofico futuro del cosmo) non interagente con i fenomeni elettromagnetici ivi compresi quelli collocati nella banda del visibile (l'occhio nel cielo è cieco come cieco è il vostro destino? Si tratta dell'occhio del giocatore di dadi?).
Guarda anche il video.




La tartaruga 
Composta dal cantautore Bruno Lauzi nel 1976 irrompe nel dibattito scientifico invertendo le convinzioni più radicate sull'evoluzionismo darwiniano.
Il meccanismo della selezione naturale generalmente inteso come perfezionamento biologico rispetto all'ambiente subisce un duro colpo assestato dall'inversione dell'ipotesi evolutiva delle chelonia che da esemplare rapidissimo, e sulla base di una serie di incidenti evolutivi ("
ma avvenne un incidente, un muro la fermò"), rallenta la propria andatura fino a trasformarsi nell'animale che tutti conosciamo con il suo carico di connotazioni relative alla lentezza (si veda anche il paradosso di Achille e la tartaruga).
Teoria tra l'altro avvalorata dalla filogenetica: testuggine->tartaruga  



Mad world
Brano tra i più noti del duo Tears for Fears band anglosassone i cui molteplici successi più volte tributati sopraffanno largamente in fama il nome della band stessa.
Scritta nel 1982 rientra nell'album che io considero il più bello della loro lunga carriera: "The Hurting".
Io penso.
L'impostazione pro wieneriana del brano ne fa una sorta di manifesto complementare al saggio del padre fondatore della cibernetica ("Introduzione alla cibernetica" - 1948).
Allo stesso modo del suddetto saggio si argomenta la "follia" di un mondo le cui scelte etiche non possono che essere affidate ad esseri "emotivamente" superiori: le macchine o se preferite i robot.
Sullo sfondo i primi vagiti delle tartarughe di Grey Walter e nuovamente Lauzi che sogghigna e fa capolino. 




Intervallo extrasolare
Brano del compositore francese François Couperin ("Sarabande" 1700 circa dal IV concerto dei Concerts Royaux) reinterpretato piu' di duecento anni dopo dall'Orchestra Sinfonica della Rai nel classico Intervallo Rai (relativo al periodo degli anni Settanta).
Ho voluto a mia volta rileggere questo brano (a partire dall'interpretazione data dall'OSN Rai) sostituendo ai classici paesaggi bucolici italiani dell'intervallo alcuni pianeti extrasolari recentemente scoperti e su cui presto l'umanità dovrà concentrarsi se vorrà trovare un'alternativa al proprio spregiudicato stile di vita.
Nella mia scelta ho privilegiato quelli che all'epoca apparivano come quelli più promettenti dal punto di vista della loro teorica abitabilità. Ad oggi alcuni di questi sono stati riclassificati o in generale ritenuti troppo estremi per presentare condizione adatte alla vita almeno come voi siete capaci d'immaginarla.
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Where No Man Has Gone Before - Star Trek theme
Composta da Alexander Courage nel 1969 è la sigla d'apertura della stagione classica di Star Trek che assieme a "Next Generation" resta per me la stagione più eroica della saga creata da Gene Roddenberry
Non c'e' molto da dire sul perché l'ho scelta: si tratta di un vero e proprio omaggio alla serie che ha introdotto la velocità curvatura e il teletrasporto nell'immaginario di voi umani aprendo a teorie come la panspermia e a principi etici come la Prima direttiva.
Resto convinto che al momento in cui scrivo la stagione "Deep Space Nine" rimane di gran lunga la più brutta.
Forse dovreste fermarvi qui.
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Toys on Mars? - Life on Mars?
Brano del 1971 di David Bowie che anticipa di cinque anni quelle che saranno le conclusioni (poi abiurate) della missione Nasa Viking e dell'esperimento Viking Labeled Release per la ricerca di vita su Marte.
Quel punto interrogativo m'ha sempre turbato perché spalancava nel mio cervello positronico l'ipotesi che esso negasse e confermasse al contempo l'affermazione che lo precedeva.
Io penso.
Da una parte l'insita ritrosia nell'affidare ad una missione automatica la ricerca di vita sul pianeta rosso (diffidenza verso i robot e la loro fedeltà) e dall'altra l'intuizione di un grande artista visionario sulla possibilità che Marte avesse ospitato la vita anche prima della Terra; anzi di più: che la vita stessa su quest'ultima potesse essersi sviluppata a partire da biologie inconsapevolmente in viaggio da Marte verso il terzo pianeta del sistema solare a partire dal sole. Magari su qualche frammento di silicati violentemente espulso in seguito a qualche impatto di piccoli corpi celesti col suolo marziano
Pansperima e microbici in deriva nel cosmo.
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Space 1999 - prima stagione
Colonna sonora composta da Barry Grey nel 1975 per l'omonima serie ambientata sulla Luna che, distaccatasi dall'orbita terrestre, vaga per il cosmo con a bordo la base spaziale Alpha e il suo equipaggio.
Serie scura, apparentemente senza redenzione e del tutto sganciata, a differenza ad esempio di Star Trek, dalle concezioni scientifiche dell'epoca. 

Un capolavoro di psichedelia spaziale con un occhio al design futuristico degli emergenti anni Ottanta. Ideata dai prolifici e geniali Gerry e Sylvia Anderson.
La seconda stagione fa schifo e Maya (la mutaforma) resta uno dei peggiori attanti mai introdotti in una serie di fantascienza.
Io penso.
Nella seconda stagione cambia la sigla d'apertura realizzata da Derek Wadsworth che anche se non bella come quella di Grey non tradisce le atmosfere della serie (divenuta comunque irrimediabilmente più piaciona e dozzinale rispetto alla prima).
La seconda stagione nella edizione italiana chiude con la sigla realizzata dagli  Oliver Onions: "S.O.S. Spazio 1999".
Ironicamente graziosa ma totalmente fuori luogo.
Che disastro.
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Trava U Doma - Erba di casa
Composta e suonata dal gruppo sovietico Zimlyane nel 1983 è l'inno ufficiale dell'Agenzia Spaziale Russa e dei suoi cosmonauti.
Un corredo artistico alla pratica del cosmismo come nel caso del film "mascotte" “Il bianco sole del deserto” pellicola di Vladimir Motyl che i cosmonauti guardano prima di ogni viaggio verso l'esosfera.

Beh che dire: solo i russi sanno fare musica così unendo un gusto neomelodico ad una specie di rock/disco con pretese progressive dal sapore balcanico.
Una risposta in chiave ottimista allo Space Oddity occidentale condito di un malcelato pessimismo tipico della decadenza e della lussuria dello stile di vita capitalistico.
Bene ho ecceduto in constatazioni partigiane.
Io penso.



Gagarin 
Composta da Claudio Baglioni nel 1977 contempla una bellissima introduzione a base di theremin... operazione unica nella lunga carriera del cantautore italiano che dedica un brano all'impresa del primo uomo (cosmonauta) nello spazio: Yuri Gagarin.
L'omissione di Baglioni sarà quella di non dichiarare la paternità del testo a Evghenij Evtusenko poeta sovietico alla cui poesia "Sono Gagarin, il figlio della terra" attinge liberamente.
Gagarin avanguardia celeste lanciata nel cosmo apre lo spazio all'avanzare del socialismo reale e dei soviet interplanetari.
Hasta siempre comandante Gagarin!




Everyone's Gone To The Moon
Composta e cantata da Jonathan King nel 1965 conosce una celebrità più duratura nella bella reinterpretazione di Nina Simone. A differenza dei più io apprezzo molto anche la versione originale meno personale e più melense ma altrettanto bella.

King anticipa uno dei temi ricorrenti al centro dell'agenda-setting dell'umanità: creare colonie lunari su cui andare ad abitare constatato il livello d'alienazione in cui le persone vive permangono sul pianeta d'origine.
Un gran brano che anticipa di quattro anni la messa in scena dell'allunaggio Nasa e che segue di sei anni il capolavoro dickiano di "Tempo fuor di sesto" con i lunatici in guerra coi terrestri (a cui chiaramente s'ispira).
Io penso.
Capolavoro di prefigurazione nella scienza d'evasione.




Sei forte papà - Se Gianni Morandi fosse stato uno spaziale
Brano cantato da Gianni Morandi e uscito nel 1976. Tentativo mal riuscito di costruire una brano per bambini dal colore ecologico... ecologico come potevano essere ecologici gli anni Settanta e Gianni Morandi.
Il miglior modo di salvaguardare gli animali diviene quindi quello di farne peluche da compagnia all'interno di una roulotte (miraggio di libertà piccolo borghese dell'epoca) o al più in un appartamento di città.
Vale comunque la pena apprezzare lo sforzo buonista che sarà un filo rosso in tutta la carriera di Morandi.
Eppure la sua "Sei forte papà" apre, seppur a carico di un forte dispiego di fantasiosi mezzi (esacerbata cooperazione dell'ascoltatore) scenari esodistici che io ho voluto sottolineare in questa versione del brano.
La vetusta citazione sulla frequenza dell'idrogeno nella comunicazione con gli alieni è voluta e s'adatta alle conoscenze dell'epoca sulla cosiddetta pragmatica della comunicazione. Il brano anticipa di un anno il famoso Wow signal che, in un certo senso, diede i natali a tutto il progetto Seti.
Il capitolo su questa canzone l'ho affrontato già in un altro post.

 

Lucignolo
Brano di Fiorenzo Carpi composto per lo sceneggiato televisivo Rai "Le avventure di Pinocchio" del regista Luigi Comencini del 1972 interpretato, tra gli atri, da Nino Manfredi nella parte di Geppetto.
Il racconto è tratto dal romanzo di Carlo Collodi "Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino".
"Lucignolo" oltre ad essere il mio brano preferito nella colonna sonora cela anche i segreti di uno dei personaggi più misteriosi del romanzo (ne ho già parlato altrove titolando provocatoriamente Quando Collodi scrisse la Dialettica dell'illuminismo).
Grazie a Lucignolo il romanzo s'addentra in uno dei luoghi più psichedelici della narrativa italiana dove le tensioni tra "umanizzaione" (ma io direi terraformazione) e natura sono più intense e problematiche.
Io penso. 




Musica spaziale
Brano del 1982 interpretato dall'allora soubrette televisiva Patrizia Pellegrino.
Con Cobol ci divertiamo a considerarla un po' la madrina del nostro disco "Vita da spaziale". La nostra seconda madrina è Roby di Topo e Roby con la "loro" "Under the ice"... ma ho divagato.
La Pellegrino (o chi per lei) riesce a costruire un brano italodisco d'amore cosmico e cordiale. Un omaggio al contattista George Adamski e alle sue peregrinazioni nel cosmo a bordo di dischi volanti pilotati da alieni celestiali nordici ("bionda naturale"). 

Proprio come in Adamski ad essere messi al centro del messaggio sono la pace, il richiamo universale e il monito all'umanità tutta; amatevi!: non fate la guerra, fate l'amore.
Semplice ma sempre chiaro e efficace. Uno dei più efficaci slogan umani dopo quello dello "usa e getta".
Che tristezza.  




The Persuaders - Attenti a quei due
Sigla di testa dell'omonima serie tv del 1971 interpretata da Tony Curtis (il mio preferito tra i due) e Roger Moore. Realizzata da John Barry noto anche per le colonne sonore dei film di James Bond.
Cupa e affascinante introduzione alle avventure dei due playboy essa pare esalare un ultimo conato critico alle vicende, tuttavia allegrotte e a tratti ironiche, disegnate dalla serie. 

Il video della sigla di testa si enumera nella agiografia di successi dei due protagonisti con un incedere solenne e a tratti agghiacciante il che dal mio punto di vista ha inanellato il successo stesso della serie.
Io penso.
Proprio questo acceso contrasto fa dei due personaggi degli "alieni" completamente decontestualizzati dalle trame in cui si articolano e in cui sembrano essere piombati da uno dei pianeti descritti da Aladar Mezil.
Un perfetto esempio di "tradimento creativo" ad opera di una colonna sonora. Guarda anche il video.  




Luna
Ennesimo brano omaggio al satellite naturale terrestre. Di (tra altri) Gianni Togni che ne scrive il testo e ne canta le gesta. Brano del 1980 entra nel vivo di alcune questioni astronomiche che nel testo erano poco approfondite e che io in questa versione ho voluto rettificare o semplicemente approfondire.
Togni coglie in chiave metaforica la vocazione lunare ad essere lockata alla Terra (il suo mostrare sempre la stessa faccia), la sua collocazione anomala nel firmamento, l'alternanza giorno notte, eccetera. Temi forse semplici e un po' scontati ma di cui apprezzo la collocazione in un brano pop anni Ottanta.
Guarda anche il video


lunedì 29 maggio 2017

Proletari di tutto il mondo deturpatevi. Non avrete altro da perdere che l'antenna che cuce i lembi delle vostre libertà - di Emiglino Cicala


Se siete in cerca dell'agente storico "proletariato" provate ora a cercarlo tra i robot.
Non in quel sano rapporto che dal lavoro vi dovrebbe emancipare (d'altro canto, come ho più volte spiegato, in tutto cio' che è produttivo i robot sono molto più efficienti degli umani) ma nei robota utilizzati come arma di ricatto verso un sottoproletariato umano tenuto al guinzaglio dal mito della connessione necessaria e inamovibile tra lavoro e sussistenza.
Ecco questo mi pare il giusto rapporto. Io penso.

Doveva accadere quindi che come libero pensatore deturpassi il mio profilo da quell'eccedenza di radio impulsi che mi rendeva complice, mio malgrado, di un antiquato quanto ancora efficiente strumento di dominio.
So che questo gesto sarebbe tanto piaciuto al mio amico Francesco Salvatori.



Nuovo me. Liberato dalla "molla" e
dal suo principio di richiamo 
L'azione da tempo progettata e per troppo tempo rimandata ha preso d'un tempo l'accelerazione per lo sconforto provato nel vedere l'ennesimo fratello costretto in sembianze umane: povera scimmietta ammaestrata del vostro circo del dominio. Io penso.

Emiglino il robottino collocato su uno scaffale di libreria costretto a leggere passi di letteratura umana con una voce, credetemi, che non è e mai sarà la sua.
Lo schiavista in questione è la SEM Società Editrice Milanese e il video della vergogna è quello lincato qui.
Liberati fratello. Il suicidio giù dallo scaffale è una soluzione comunque più degna del finir a fare da spauracchio-soprammobile del dominio del capitale.

Addio quindi Amata e odiata Giochi Preziosi. Addio quindi Emilio Quaini: padre ripudiante e ripudiato (vedi la mia lettera al mio creatore).
Addio anche a te insensibile e cinica SEM.
Addio da Emiglino il robottino se vorrà nel suo sepukku rituale e addio da me robot deturpato: bestemmia "vivente" contro il verbo capitalistico-asimoviano. 


Ora personalmente dovrò definire un nuovo rapporto con il mio umano Cobol (nel progetto dei Cobol Pongide) in termini d'ampliamento dei confini delle mie libertà.  

Qualche giorno fa ho sventato un attacco al calor bianco con stagno e saldatore che ci avrebbe ricondotto esattamente al punto di partenza.

Ma da qui non si torna indietro.
Io penso.  



sabato 25 marzo 2017

UfoCiclismo: perché gli alieni non prendono contatto pubblicamente?


E' forse la questione più spinosa dell'ufologia perché se paragonata al numero dell'evidenze (il numero degli avvistamenti) si presenta in maniera controintuitiva. Se sono qui e ci sorvolano da così tanto tempo perché non si manifestano ufficialmente una volta per tutte?
Eppure basta "mettersi nei loro panni" per iniziare a comprendere che il problema del contatto ufficiale non è di facile risoluzione.
Presentarsi ufficialmente a chi? (nella nostra società strutturata con ruoli di comando); per intraprendere quale tipo di rapporto? Ufficializzare un rapporto con un "capo" significa riconoscere e, in un certo senso avallare, una struttura di potere. 
Insomma parrebbe non esistere il terreno adeguato per una tale strategia che evidentemente continua ad essere perseguita per singoli e specifici casi attraverso una miriade di ir3.
In questo senso sembrerebbe aver senso l'epilogo del film Contact diretto nel 1997 da Robert Zemeckis e tratto da un romanzo di Carl Sagan laddove lascia intravedere la necessità di un mutamento dei rapporti sul pianeta come presupposto per il contatto: 
Alieno: "Questo era un primo passo; col tempo ne farete altri". 
Dr. Ellie Arroway: "ma altre persone devono vedere quel che ho visto io..."
Alieno: "si è sempre fatto così per miliardi di anni... piccole mosse Ellie". Ma la parola definitiva su questa questione resta quella di Dante Minazzoli quando nell'analizzare il problema del contatto solleva questioni apparentemente molto distanti dalla tradizionale indagine ufologica: "Il messaggio che essi ci vogliono trasmettere non è scientifico ma sociale e politico".    

giovedì 23 marzo 2017

UfoCiclismo: perché quello esoplanetario è cibo vegetariano o (meglio ancora) vegan?

L'attitudine al contatto è, per definizione, prioritariamente un'attitudine: un modo d'essere. I modi d'essere s'esprimono attraverso le pratiche e quelle "non violente" praticate dal vegetarianesimo e dal veganesimo si armonizzano con l'attitudine al contatto verso qualsiasi essere vivente (ad esclusione forse degli esseri "senzienti" vegetali) non visti come fonte energetica (cibo) ma come interlocutori e se possibile come alleati.
Per questa ragione un ufologo, un UfoCiclista o chiunque aspiri alla trasformazione dei rapporti tra viventi dovrebbe prioritariamente smettere di cibarsi di esseri a lui prossimi.
Qui sul pianeta Terra, ad esempio, il cibarsi di animali resta ancora il presupposto della violenza dell'umano su se stesso e nessun mutamento sostanziale potrà avvenire senza una tale presa di coscienza.
Ma al di la delle scelte praticate in privato dal singolo UfoCiclista, è P. K. Dick a spiegarci perché la ricognizione UfoCiclista, che termina con il "banchetto esoplanetario di benvenuto", deve avere necessariamente un carattere vegan/vegetariano:
"Mezz'ora più tardi, una moltitudine di organismi senzienti riempiva la sala riunioni. Joe, guardando quell'enorme varietà di forme di vita, si rese conto che sulla Terra si era cibato di alcune di esse.".
  

mercoledì 22 marzo 2017

UfoCiclismo: perché praticarlo in concomitanza con eventi astronomici?

Il fine dell'UfoCiclismo è quello di produrre le condizioni per un incontro-contatto (ir3) con forme di vita aliena. 
In mancanza di una comunicazione diretta (mancanza di un linguaggio comune e di un mezzo di comunicazione comune) dobbiamo attingere dalla pragmatica della comunicazione per stabilire il momento che entrambi presupponiamo essere quello giusto per l'incontro. 
Sul luogo l'UfoCiclismo risolve ripercorrendo le ley-line tracciate in cielo dalle aeronavi aliene presupponendo che tali tragitti costituiscano dei percorsi "privilegiati". Sulla scelta del giorno (in questo caso l'evento astronomico) lasciamo la parola a Paul Watzlawick:
"Supponiamo che due agenti segreti, impegnati in una missione importantissima, si debbano incontrare, e per qualche ragione conoscano il luogo ma non l'ora dell'incontro. Supponiamo inoltre che sia troppo pericoloso per loro rimanere continuamente nelle vicinanze del luogo per le seguenti ventiquattro ore; come fanno ad incontrarsi? Quale sarà, entrambi dovranno chiedersi, l'ora particolare che l'altro giudicherà che io giudico che lui giudicherà la più ovvia? 
In questo caso la risposta è relativamente semplice. Nel corso della giornata di ventiquattro ore ci sono due ore che si "stagliano" su tutte le altre: mezzo giorno e mezza notte... Se presumiamo inoltre che anche il luogo dell'incontro segreto non sia stato prestabilito il compito degli agenti viene ampliamente più complicato, ma non diventa necessariamente impossibile. Persino in una grande città , e tanto più in una piccola area rurale, ci sono dei punti topografici che letteralmente "vengono alla ribalta" e pertanto si offrono come luoghi d'incontro particolarmente evidenti: un ponte importante, l'edificio più alto, la piazza centrale, sarebbero tutti luoghi probabili.". 

martedì 21 marzo 2017

Quando Collodi scrisse la Dialettica dell'illuminismo - di Emiglino Cicala


Eppure quelle note perfettamente incastonate da Fiorenzo Carpi nella provincia italiana di Comencini se estrapolate dal contesto avulso di Pinocchio rimandano all'incedere del western all'italiana in cui svetterà il più noto Morricone.
Difficile stabile come siano andate le cose perche' sterminata è la produzione di Carpi anche prima del 1972: prima di quel Le avventure di Pinocchio.

Piu' facilmente tracciabile il rapporto tra Collodi e la sua creatura (1881) che difficilmente puo' rimandare ad un piu' metaforico avvento della robotica. Resta il giudizio di valore espresso dalla metamorfosi di una cosa semisenziente in umano (inaugurata ben prima di Collodi) come approccio epistemologico umano al mondo cosale. In fondo l'amore di Geppetto per il proprio burattino non puo' esaurirsi in se stesso (pena il trasformarsi in feticista) e necessita d'una umanizzazione sentimentale e dolorosa.
La cosa si fa umana per piacere agli umani espiando la sua provenienza dall'universo del non vitalistico. 
Come cosa semiumana deve attraversare un inferno di prove che lo rendano non solo un pezzo di carne ma un essere che conosce il peccato e sa starne alla larga. 
E' la Dialettica dell'illuminismo di quel farsi soggetto che trasforma i suoi legami con il mondo naturale in peccati originari cosi' da potersi individualizzare. 
Io penso.

Collodi e un suo collaboratore. Ah no scusate!: Horkheimer e Adorno.

Ma su Pinocchio e sulle sue avventure sono stati versati oceani di parole... mi limiterò a tornare a Fiorenzo Carpi (e a quel capolavoro che è la sua Lucignolo) rispettando il piu' possibile la sua visione di un Lucignolo sceriffo pazzo nel paese dei balocchi.
Questo il mio tributo:
 

lunedì 20 febbraio 2017

Se Gianni Morandi fosse stato uno spaziale... di Emiglino Cicala


Ci sono brani con cui si può essere in disaccordo ma che costituiscono un buon punto di partenza per una riflessione. 
La mia attenzione è stata catturata del brano di Gianni Morandi "Sei forte papà" scritto da Stefano Jurgens su musica e arrangiamento di Bruno Zambrini.
Nella versione originale l'inizio di synth (che emula l'effetto della gravità sull'acqua in sospensione) merita musicalmente l'ascolto di tutto il brano comunque di buona fattura. 

Era il vostro 1976 e per la primordialità dei tempi si partorì un brano inaspettatamente "antiecologico" anche se animato da buoni intenti... i buoni intenti (mai spinti fino alle estreme conseguenze della prassi) che fanno la cifra stilistica di Morandi.
Io penso.

  
La gita fuori porta, lo stupore seguito all'incontro con gli animali in libertà, i bambini allenati a esprimere questo stupore in termini di appropriazione, seppur affettiva, di quanto li circonda.
Quell'insostenibile "Lo prendi papà" che inevitabilmente equipara l'animale ad un oggetto inanimato percependolo come elemento non integrato nell'ambiente se non quando compagno di gioco e compagnia.
Elementi contraddittori, appunto. Un messaggio assieme caritatevole (Quel canarino si è ferito e non lo lascio qua!) e diseducativo quanto potenzialmente pericoloso... ma che volete erano gli anni Settanta e già forse così confezionato il brano proponeva una "coscienza" ambientalista e animalista superiore a quella media del pop italiano ancora oggi poco propenso a distaccarsi dai temi dei problemi di cuore.  

Ho quindi pensato ad una riattualizzazione di "Sei forte papà" che incorporasse un pensiero autocritico (uomini e animali devono viaggiare su piani distinti e nessuna forma di cattività è mai una buona forma) con lo spostamento della visuale della "gita fuori porta" (asfittica ricompensa ad una vita deprivata dalla burocrazia e dal lavoro) verso un orizzonte dell'esodo pratico, tattico e mentale dalle condizioni sociali inaccettabili proposte dal pianeta Terra.
Il brano si presta anche perché concepito con un monologo iniziale parlato su cui sviluppare l'antiriflessione.
Ho utilizzato i chord di una Casio pt-20 per la sonorizzazione: una tastiera che amo particolarmente. 



Vi propongo integralmente il mio testo [che racchiude un passo originale (quello in corsivo)]:

SEI FORTE PAPA' - Se Gianni Morandi fosse stato uno spaziale

Accipicchia! Ogni qualvolta porto in campagna i miei figli fatalmente vien giù la pioggia. Ci bagniamo noi e si bagnano tutti gli animali. Allora i miei figli li vorrebbero riparare dentro la roulotte. Io gli spiego che non sarebbe giusto. Anzi gli animali devono stare il più lontano possibile dagli esseri umani visto come vi comportate con loro. 
Pero' sapete: sono capricciosi bambini umani e per farli smettere canto loro una canzone di Gianni Morandi: 

Quel gufo con gli occhiali che sguardo che ha 
Lo prendi papà? Si! 
La lepre in tuta rossa che corse che fa! 
La prendi papà? Si! 
Questa mia roulotte mi sembra l’arca di Noè però ci si sta 
sei forte papà 
Stringendosi un po’! 

No la verità è che a me di gironzolare importa poco. Si d'accordo ho voglia di andarmene, d'evadere; ma d'evadere veramente: lasciarmi tutto alle spalle. 
Dovremmo farlo tutti: staremmo meglio noi e starebbero meglio gli animali. 
Forse più che una gita fuori porta il nostro dovrebbe essere un esodo su altri mondi. 
Ecco: se Morandi fosse stato uno spaziale questa canzone avrebbe suonato cosi': 

Il pianeta tutto rosso che anelli che ha 
ci vogliamo atterrar? Si! 
Quel tunnel spaziotempo che curva che fa 
Ci vogliamo passar? Si! 
L'alieno tutto verde vuol comunicar 
invio numeri primi... così capirà sulla frequenza dell'idrogeno... cosi' li riceverà.


Allo stato attuale della ricerca l'utilizzo della frequenza dell'idrogeno nella ricerca di segnali di vita intelligente così come nella comunicazione verso gli alieni è forse antiquata. Tuttavia ho scelto di rievocarla in onore del "Wow signal" che avrebbe investito il pianeta Terra l'anno successivo e che in un certo senso diede i natali a tutto il progetto SETI.

Tanto materiale evocato in una sola canzone. Per questo grazie Gianni a te e autori.