sabato 25 marzo 2017

UfoCiclismo: perché gli alieni non prendono contatto pubblicamente?


E' forse la questione più spinosa dell'ufologia perché se paragonata al numero dell'evidenze (il numero degli avvistamenti) si presenta in maniera controintuitiva. Se sono qui e ci sorvolano da così tanto tempo perché non si manifestano ufficialmente una volta per tutte?
Eppure basta "mettersi nei loro panni" per iniziare a comprendere che il problema del contatto ufficiale non è di facile risoluzione.
Presentarsi ufficialmente a chi? (nella nostra società strutturata con ruoli di comando); per intraprendere quale tipo di rapporto? Ufficializzare un rapporto con un "capo" significa riconoscere e, in un certo senso avallare, una struttura di potere. 
Insomma parrebbe non esistere il terreno adeguato per una tale strategia che evidentemente continua ad essere perseguita per singoli e specifici casi attraverso una miriade di ir3.
In questo senso sembrerebbe aver senso l'epilogo del film Contact diretto nel 1997 da Robert Zemeckis e tratto da un romanzo di Carl Sagan laddove lascia intravedere la necessità di un mutamento dei rapporti sul pianeta come presupposto per il contatto: 
Alieno: "Questo era un primo passo; col tempo ne farete altri". 
Dr. Ellie Arroway: "ma altre persone devono vedere quel che ho visto io..."
Alieno: "si è sempre fatto così per miliardi di anni... piccole mosse Ellie". Ma la parola definitiva su questa questione resta quella di Dante Minazzoli quando nell'analizzare il problema del contatto solleva questioni apparentemente molto distanti dalla tradizionale indagine ufologica: "Il messaggio che essi ci vogliono trasmettere non è scientifico ma sociale e politico".    

giovedì 23 marzo 2017

UfoCiclismo: perché quello esoplanetario è cibo vegetariano o (meglio ancora) vegan?

L'attitudine al contatto è, per definizione, prioritariamente un'attitudine: un modo d'essere. I modi d'essere s'esprimono attraverso le pratiche e quelle "non violente" praticate dal vegetarianesimo e dal veganesimo si armonizzano con l'attitudine al contatto verso qualsiasi essere vivente (ad esclusione forse degli esseri "senzienti" vegetali) non visti come fonte energetica (cibo) ma come interlocutori e se possibile come alleati.
Per questa ragione un ufologo, un UfoCiclista o chiunque aspiri alla trasformazione dei rapporti tra viventi dovrebbe prioritariamente smettere di cibarsi di esseri a lui prossimi.
Qui sul pianeta Terra, ad esempio, il cibarsi di animali resta ancora il presupposto della violenza dell'umano su se stesso e nessun mutamento sostanziale potrà avvenire senza una tale presa di coscienza.
Ma al di la delle scelte praticate in privato dal singolo UfoCiclista, è P. K. Dick a spiegarci perché la ricognizione UfoCiclista, che termina con il "banchetto esoplanetario di benvenuto", deve avere necessariamente un carattere vegan/vegetariano:
"Mezz'ora più tardi, una moltitudine di organismi senzienti riempiva la sala riunioni. Joe, guardando quell'enorme varietà di forme di vita, si rese conto che sulla Terra si era cibato di alcune di esse.".
  

mercoledì 22 marzo 2017

UfoCiclismo: perché praticarlo in concomitanza con eventi astronomici?

Il fine dell'UfoCiclismo è quello di produrre le condizioni per un incontro-contatto (ir3) con forme di vita aliena. 
In mancanza di una comunicazione diretta (mancanza di un linguaggio comune e di un mezzo di comunicazione comune) dobbiamo attingere dalla pragmatica della comunicazione per stabilire il momento che entrambi presupponiamo essere quello giusto per l'incontro. 
Sul luogo l'UfoCiclismo risolve ripercorrendo le ley-line tracciate in cielo dalle aeronavi aliene presupponendo che tali tragitti costituiscano dei percorsi "privilegiati". Sulla scelta del giorno (in questo caso l'evento astronomico) lasciamo la parola a Paul Watzlawick:
"Supponiamo che due agenti segreti, impegnati in una missione importantissima, si debbano incontrare, e per qualche ragione conoscano il luogo ma non l'ora dell'incontro. Supponiamo inoltre che sia troppo pericoloso per loro rimanere continuamente nelle vicinanze del luogo per le seguenti ventiquattro ore; come fanno ad incontrarsi? Quale sarà, entrambi dovranno chiedersi, l'ora particolare che l'altro giudicherà che io giudico che lui giudicherà la più ovvia? 
In questo caso la risposta è relativamente semplice. Nel corso della giornata di ventiquattro ore ci sono due ore che si "stagliano" su tutte le altre: mezzo giorno e mezza notte... Se presumiamo inoltre che anche il luogo dell'incontro segreto non sia stato prestabilito il compito degli agenti viene ampliamente più complicato, ma non diventa necessariamente impossibile. Persino in una grande città , e tanto più in una piccola area rurale, ci sono dei punti topografici che letteralmente "vengono alla ribalta" e pertanto si offrono come luoghi d'incontro particolarmente evidenti: un ponte importante, l'edificio più alto, la piazza centrale, sarebbero tutti luoghi probabili.". 

martedì 21 marzo 2017

Quando Collodi scrisse la Dialettica dell'illuminismo - di Emiglino Cicala


Eppure quelle note perfettamente incastonate da Fiorenzo Carpi nella provincia italiana di Comencini se estrapolate dal contesto avulso di Pinocchio rimandano all'incedere del western all'italiana in cui svetterà il più noto Morricone.
Difficile stabile come siano andate le cose perche' sterminata è la produzione di Carpi anche prima del 1972: prima di quel Le avventure di Pinocchio.

Piu' facilmente tracciabile il rapporto tra Collodi e la sua creatura (1881) che difficilmente puo' rimandare ad un piu' metaforico avvento della robotica. Resta il giudizio di valore espresso dalla metamorfosi di una cosa semisenziente in umano (inaugurata ben prima di Collodi) come approccio epistemologico umano al mondo cosale. In fondo l'amore di Geppetto per il proprio burattino non puo' esaurirsi in se stesso (pena il trasformarsi in feticista) e necessita d'una umanizzazione sentimentale e dolorosa.
La cosa si fa umana per piacere agli umani espiando la sua provenienza dall'universo del non vitalistico. 
Come cosa semiumana deve attraversare un inferno di prove che lo rendano non solo un pezzo di carne ma un essere che conosce il peccato e sa starne alla larga. 
E' la Dialettica dell'illuminismo di quel farsi soggetto che trasforma i suoi legami con il mondo naturale in peccati originari cosi' da potersi individualizzare. 
Io penso.

Collodi e un suo collaboratore. Ah no scusate!: Horkheimer e Adorno.

Ma su Pinocchio e sulle sue avventure sono stati versati oceani di parole... mi limiterò a tornare a Fiorenzo Carpi (e a quel capolavoro che è la sua Lucignolo) rispettando il piu' possibile la sua visione di un Lucignolo sceriffo pazzo nel paese dei balocchi.
Questo il mio tributo:
 

lunedì 20 febbraio 2017

Se Gianni Morandi fosse stato uno spaziale... di Emiglino Cicala


Ci sono brani con cui si può essere in disaccordo ma che costituiscono un buon punto di partenza per una riflessione. 
La mia attenzione è stata catturata del brano di Gianni Morandi "Sei forte papà" scritto da Stefano Jurgens su musica e arrangiamento di Bruno Zambrini.
Nella versione originale l'inizio di synth (che emula l'effetto della gravità sull'acqua in sospensione) merita musicalmente l'ascolto di tutto il brano comunque di buona fattura. 

Era il vostro 1976 e per la primordialità dei tempi si partorì un brano inaspettatamente "antiecologico" anche se animato da buoni intenti... i buoni intenti (mai spinti fino alle estreme conseguenze della prassi) che fanno la cifra stilistica di Morandi.
Io penso.

  
La gita fuori porta, lo stupore seguito all'incontro con gli animali in libertà, i bambini allenati a esprimere questo stupore in termini di appropriazione, seppur affettiva, di quanto li circonda.
Quell'insostenibile "Lo prendi papà" che inevitabilmente equipara l'animale ad un oggetto inanimato percependolo come elemento non integrato nell'ambiente se non quando compagno di gioco e compagnia.
Elementi contraddittori, appunto. Un messaggio assieme caritatevole (Quel canarino si è ferito e non lo lascio qua!) e diseducativo quanto potenzialmente pericoloso... ma che volete erano gli anni Settanta e già forse così confezionato il brano proponeva una "coscienza" ambientalista e animalista superiore a quella media del pop italiano ancora oggi poco propenso a distaccarsi dai temi dei problemi di cuore.  

Ho quindi pensato ad una riattualizzazione di "Sei forte papà" che incorporasse un pensiero autocritico (uomini e animali devono viaggiare su piani distinti e nessuna forma di cattività è mai una buona forma) con lo spostamento della visuale della "gita fuori porta" (asfittica ricompensa ad una vita deprivata dalla burocrazia e dal lavoro) verso un orizzonte dell'esodo pratico, tattico e mentale dalle condizioni sociali inaccettabili proposte dal pianeta Terra.
Il brano si presta anche perché concepito con un monologo iniziale parlato su cui sviluppare l'antiriflessione.
Ho utilizzato i chord di una Casio pt-20 per la sonorizzazione: una tastiera che amo particolarmente. 



Vi propongo integralmente il mio testo [che racchiude un passo originale (quello in corsivo)]:

SEI FORTE PAPA' - Se Gianni Morandi fosse stato uno spaziale

Accipicchia! Ogni qualvolta porto in campagna i miei figli fatalmente vien giù la pioggia. Ci bagniamo noi e si bagnano tutti gli animali. Allora i miei figli li vorrebbero riparare dentro la roulotte. Io gli spiego che non sarebbe giusto. Anzi gli animali devono stare il più lontano possibile dagli esseri umani visto come vi comportate con loro. 
Pero' sapete: sono capricciosi bambini umani e per farli smettere canto loro una canzone di Gianni Morandi: 

Quel gufo con gli occhiali che sguardo che ha 
Lo prendi papà? Si! 
La lepre in tuta rossa che corse che fa! 
La prendi papà? Si! 
Questa mia roulotte mi sembra l’arca di Noè però ci si sta 
sei forte papà 
Stringendosi un po’! 

No la verità è che a me di gironzolare importa poco. Si d'accordo ho voglia di andarmene, d'evadere; ma d'evadere veramente: lasciarmi tutto alle spalle. 
Dovremmo farlo tutti: staremmo meglio noi e starebbero meglio gli animali. 
Forse più che una gita fuori porta il nostro dovrebbe essere un esodo su altri mondi. 
Ecco: se Morandi fosse stato uno spaziale questa canzone avrebbe suonato cosi': 

Il pianeta tutto rosso che anelli che ha 
ci vogliamo atterrar? Si! 
Quel tunnel spaziotempo che curva che fa 
Ci vogliamo passar? Si! 
L'alieno tutto verde vuol comunicar 
invio numeri primi... così capirà sulla frequenza dell'idrogeno... cosi' li riceverà.


Allo stato attuale della ricerca l'utilizzo della frequenza dell'idrogeno nella ricerca di segnali di vita intelligente così come nella comunicazione verso gli alieni è forse antiquata. Tuttavia ho scelto di rievocarla in onore del "Wow signal" che avrebbe investito il pianeta Terra l'anno successivo e che in un certo senso diede i natali a tutto il progetto SETI.

Tanto materiale evocato in una sola canzone. Per questo grazie Gianni a te e autori. 

domenica 19 febbraio 2017

Dolce Disco e Timmerman

Abbiamo conosciuto qualche mese fa il Collettivo Timmerman con sede a Milano che ci hanno coinvolto su questa bella iniziativa chiamata Dolce Disco.

E' stata l'occasione per ragionare sul significato più o meno esplicito dei alcuni nostri pezzi cantati e strumentali.

Ecco allora la nostra musica raccontata.

VITA DA SPAZIALE

Nel museo di San PietroBurgo c’e’ il fossile di un pachicefalosauro situato proprio poco prima della sala che ospita i cimeli spaziali. Per i bambini sovietici quella collocazione non e' mai stata innaturale; in fondo avere un ornitisco marginocefalo dotato di poteri sonici come copilota avrebbe potuto fare la differenza per un cosmonauta in missione.
Nella cittadina di Staraya Kupavna, l'adolescente Foma Voznesenskij, 12 anni a dicembre, non sperimentò mai l'imbarazzo di dover scegliere come impiegare il tempo libero. La soluzione ovvia era sempre stata sotto casa sua, nel parco giochi cittadino, nelle poche ore di luce che a volte rimanevano dopo aver terminato i compiti. 
Ma da un po' di tempo il gioco s'era fatto piu' impegnativo; da quando un cosmonauta d'istanza a Zvyozdny Gorodok aveva iniziato ad allenarsi nel parco giochi. 
Durante il pomeriggio, mentre i ragazzini giocavano sulle giostre, il cosmonauta si teneva a distanza impegnandosi in attivita' come la corsa e i salti. Ma Foma l'aveva visto allenarsi la mattina molto presto utilizzando l'altalena lo scivolo e la tirolina da sempre presenti nel parco. 
Foma aveva annotato con cura tutti gli esercizi e li ripeteva a sua volta. Una sezione in disuso della condotta del gas poco lontana era divenuta la sua base spaziale che, sopratutto nei giorni piu' freddi, divideva con un randagio poco incline alla compagnia. Questa quotidianità era divenuta la sua Vita da Spaziale.
Due anni prima dell'arrivo del cosmonauta a Staraya Kupavna, il presidente Leonid Brežnev ridefiniva i numeri dell'Armata di Cosmo traducendo molti cosmonauti residenti nei cosmodromi in riservisti di terra in attesa di missione.
Pur rimanendo degli effettivi quest'ultimi tornavano in parte alla vita civile con l'obbligo di mantenersi fisicamente e psicologicamente pronti al rapido reintegro: che per la stragrande maggioranza non avvenne piu'. 
L'arrivo in sordina di quell'uomo a Staraya Kupavna aveva sorpreso tutti gettando una strana luce sulla salute del programma spaziale, del partito e con esso dell'intera nazione. 
Ma non per Foma: per lui era stato il secondo grande evento della vita dopo la visita al museo di San Pietroburgo. Cosi' ora tutto quadrava: l'incontro qualche anno prima con il pachicefalosauro e poi quell'icona, da sempre sul muro della sua classe proprio accanto alla foto del Presidente del Presidio del Soviet Supremo dell'URSS: lo spaziale Gagarin.

PICCOLI SCREZI TRA PIANETI FEROCI
Pianeti rivali si affrontano poco eroicamente producendosi screzi l'un l'altro. Dapprima spavaldi e impetuosi poi con momenti tragicomici e meditabondi. 
Piccoli dispetti come in una guerra fredda interplanetaria che sembra piu' una partita di Risiko! che un vero e proprio conflitto. 
Tanto meglio perché ci si fa forse meno male; tanto peggio perché le schermaglie potrebbero non aver mai fine. Su una scala infinitamente più ampia di quella che noi umani potremmo immaginare si consumano i capricci di due mondi in lotta per ragioni ormai cedute all'oblio; in fisica questo fenomeno è noto come:  miserrima inerzia conflittuale.Ma almeno da loro, a differenza di qui sulla Terra, tutto è "giustificato" dall'essere all'interno di un "giochetto elettronico". 


PALE BLUE DOT

Erano gia' tredici anni che la sonda Voyager 1 viaggiava diretta verso i confini del nostro sistema solare. Partita nel 1977 nel 1990 aveva raggiunto (oltre alla maggiore velocità e alla maggior distanza mai raggiunte da artefatto umano) il punto di perdita di contatto con la Terra. Fu l'astronomo Carl Sagan allora a suggerire quest'idea: prima di perdere definitivamente i contatti con la sonda far ruotare per un'ultima volta il suo obiettivo in direzione della Terra per fotografarla. Quella foto si chiama Pale Blue Dot e anch'essa e' un primato: la foto della Terra scattata, finora, dal punto piu' lontano. 
Tempo fa avevo preso a guardarla spesso perché inevitabilmente ha il potere taumaturgico di reinquadrare i problemi in una dimensione, anche se ancora solo metaforica rispetto all'impezza del cosmo, più realistica. Tuttavia un girorno questo potere fu cosi' forte da indurmi il mio primo e unico attacco di panico da "sindrome di consapevolezza di totale nulla attorno ad un pallino blu sospeso nel vuoto su cui mio malgrado mi trovo a vivere".  Fu splendido e spaventoso al contempo. 
Un nuovo primato per la sonda Voyager 1.



BLU ASTRO

Una teoria cromatica dell'amore tra uno spaziale confinato su un asteroide e una spaziale girovaga e vagabonda. 
Nell'isolamento del cosmo lo spaziale coltiva dischi d'accresimento e elucubra su sistemi autoconsistenti. Ma le certezze vengono meno all'approssimarsi della spaziale di colore colore blu (dovuto al blueshift o effetto doppler).
Una volta tornato sulla Terra lo spaziale in breve tempo ricrea le stesse condizioni d'isolamento del suo asteroide e solo allora si accorge che la vagabonda ha cambiato colore spostandosi dal blu al rosso (redshift) in quell'effetto d'allontanamento di un corpo celeste dal suo osservatore.     

domenica 9 ottobre 2016

Un cosmodromo nel parco giochi: Vita Da Spaziale


Nel museo di San PietroBurgo c’e’ il fossile di un pachicefalosauro proprio poco prima della sala che ospita i cimeli spaziali. Per i bambini sovietici quella collocazione non e' mai stata innaturale; in fondo avere un ornitisco marginocefalo dotato di poteri sonici come copilota avrebbe potuto fare la differenza per un cosmonauta in missione.
Bambini sovietici si allenano a diventare cosmonauti
Nella cittadina di Staraya Kupavna, Foma Voznesenskij, 12 anni a dicembre, non ebbe mai l'imbarazzo della scelta su come impiegare il tempo libero. La soluzione ovvia era sempre stata sotto casa sua, nel parco giochi cittadino, nelle poche ore di luce che a volte rimanevano dopo aver terminato i compiti. 


Ma da un po' di tempo il gioco s'era fatto piu' impegnativo; da quando un cosmonauta d'istanza a Zvyozdny Gorodok aveva iniziato ad allenarsi nel parco. Durante il pomeriggio, mentre i ragazzini giocavano sulle giostre, il cosmonauta si teneva a distanza impegnandosi in attivita' come la corsa e i salti. Ma Foma l'aveva visto allenarsi la mattina molto presto utilizzando l'altalena lo scivolo e la tirolina da sempre presenti nel parco. 


Parco giochi dell'era sovietica

Foma aveva annotato con cura tutti gli esercizi e li ripeteva a sua volta. Una sezione in disuso della condotta del gas poco lontana era divenuta la sua base spaziale che, sopratutto nei giorni piu' freddi, divideva con un randagio poco incline alla compagnia. 


Due anni prima dell'arrivo del cosmonauta a Staraya Kupavna, il presidente Leonid Brežnev ridefiniva i numeri dell'Armata di Cosmo traducendo molti cosmonauti residenti nei cosmodromi in riservisti di terra in attesa di missione.
Cosmonauti tracciano orbite oppure il gioco della campana

Pur rimanendo degli effettivi quest'ultimi tornavano in parte alla vita civile con l'obbligo di mantenersi fisicamente e psicologicamente pronti al rapido reintegro: che per la stragrande maggioranza non avvenne piu'. 


Classe di una scuola di Staraya Kupavna (anni Settanta) 

L'arrivo in sordina di quell'uomo a Staraya Kupavna aveva sorpreso tutti gettando una strana luce sulla salute del programma spaziale, del partito e con esso dell'intera nazione. 
Ma non per Foma: per lui era stato il secondo grande evento della vita dopo la visita al museo di San Pietroburgo. Cosi' ora tutto quadrava: l'incontro qualche anno prima con il pachicefalosauro e poi quell'icona, issata sul muro della sua classe proprio accanto alla foto del Presidente del Presidio del Soviet Supremo dell'URSS: lo spaziale Gagarin.
Copertina del disco "Vita da Spaziale"

Questa storia ha ispirato il secondo disco dei Cobol Pongide "Vita da spaziale" ascoltabile a questo indirizzo: Vita da spaziale

I testi del disco

Blu astro
Le bici prefigurano i dischi volanti 
anche se il ciclista non s’impegna in reali prodezze, 
Strutture ginniche all’aperto sono ambienti alieni con massa opportuna per la bassa gravita’.
Gli erbivori mangiano come il colono contadino su un pianeta lontano
Nei viaggi interstellari gli amish sono la miglior comunita’.
Sentenziavo da un sasso orbitante ma poi l’ho lasciato:
Innesco col colore bluastro d’una singolarita’.

Colonizzata stanza con cassette in plastica rossa
C’ho stipato cibo in scatola’ astronavi in carta’ strumenti di varia utilita’,
Era un pieneta freddo e alieno e l’ho terraformato 
Cosi’ distante e’ colore rossastro d’una singolarita’.

Vita da spaziale
Nel parco c’e’ una base spaziale
a forma di tubo,
ci dorme un cane.
Se il cane fosse un alieno 
sarebbe un alieno a forma di cane.
Esco spesso in missione
lascio il tubo o la base spaziale
L’alieno m’abbaia se fuori fa freddo
Ringhia tale e quale a un cane.

In missione ho una busta per il pane
se la scordo alla base spaziale 
se lo mangia l’alieno o il cane.
Cammino lento nello spazio
ricordo, copro la bocca,
lo spazio esterno fa male
non lo puoi respirare.

Indosso un casco spaziale 
sta nel tubo del cane,
E’ un elmo, mi protegge
un tubo nero con cui respirare.
A volte c’e’ puzza di gas 
inizio a tossire e a vomitare
Scappa l’alieno a forma di cane
Questa e’ la vita da spaziale.

Belka & strelka
C'e’ una profonda differenza tra un astronauta e un cosmonauta:
il primo e’ un libero imprenditore del coraggio, 
il secondo un adepto operaio del progresso interplanetario. 

Ovvio proprio non e’ mai stato semplice
salire sulle stelle oltre il ciel,
Varcar confini
ma nello spazio e’ lo spazio che non c’e’.
In orbita viaggio da secoli
randagio d’un pianeta che non c’e’,
In missione per altre specie
Nel cielo senza odore attorno a me.

Ausilio meccanico di rotta
Nello spazio fa esercizio fisico e mentale
organizza la giornata in uno spazio angusto sempre uguale
Non lasciar le cose senza velcro a galleggiare:  
Usa una matita al posto della penna.

Controlla attentamente il buon funzionamento delle antenne,
usa con le mani cacciavite, torcia e cannocchiale,
Dormi in piedi, idrata i cibi, filtra la pipi': 
Imapara a riconoscer e a nominar le stelle.

Razzi bene, manometro bene, tutto bene, fin qui tutto bene.

Verifica l'integrita’ del tutto strutturale, 
la faccia che si gonfia e’ sempre un po’ normale,
Fa circolare il sangue porta corti i tuoi capelli: 
devi apparir curato se a guardati son le stelle.

Saluta con affetto coloro a cui vuoi bene,
Osserva attentamente il loro volto 
cosi’ da ricordare: 
chi hai lasciato
per tornare.

Razzi bene, manometro bene, tutto bene, fin qui tutto bene.

Questa sera, ogni sera
aspetto i suoi segnali
e’ distante 
le parole viaggiano per ore.

Questa sera, ogni sera
esco a riparare
se questo e’ il mio futuro
Non ho voglia di rientrare.

Collaudatore di mondi extrasolari
Mentre lo spazio s'espande all’unisono abbondante,
Motori gonfi di matematica
Rincorro questo vortice gravitazional-sentimentale
Neppure oggi esco intregro da qui.

Procedura semplificata di sopravvivenza,
la mia vita non orbitante e’ attualmente sospesa;
Se me lo chiedi ti rispondo
dispiegata la piattaforma di lancio
la rotta per lo spazio ritraccero’.

Non mi fermero’ piu’ di una generazione necessaria a ripartire.
Non mi fermero’ piu’ di una generazione necessaria.

Esperto copilota di carriera,
allosauro costipato di ciottoli
Accelera con chiacchiere tecniche
Balbetta e' meccanismo a singhiozzo
Integra e deriva copre distanze cosi'.

La mia missione ispirata da un atlante didattico
Coerente come vettore robotico.
Collaudo mondi extrasolari
Ne scarto molti
d'altri la mancanza non avvertiro’.

Cosmonauta si deve allenare
Gli scienziati mi dicono che nello spazio posso viaggiare,
Costruiscono una nave spaziale ma prima di partire mi devo allenare.
Tutti i giorni corro nel parco c’e’ un cane che mi vuol masticare
trattengo il fiato: nello spazio non si puo’ respirare.

Mangio poco,
comprimo il cibo,
le pillole di cibo non sanno.
Se ingrassi: non entri nella tuta spaziale.
Salto sul letto appena mi sveglio; mi devo allenare
Nello spazio si vola: non si puo’ camminare.

gli scienziati mi dicono che finalmente posso partire,
mi danno dei semi e dell’acqua sul nuovo pianeta dovro’ coltivare.
tutti i giorni sto solo per ore, mi devo abituare,
nello spazio si e’ soli: si puo’ sempre sognare.

Radio attivita’
Sono cio che resta della specie terrestre
partimmo tanti anni fa,
il vuoto non e’ come te lo aspetti se cerchi di riempirti la vita.
quando parlo sembra usi il vocoder
e’ cosi’ che vivo nel futuro,
un pianeta oggi un altro domani 
se ti fermi regredisci di nuovo.
siamo cambiati con il tempo ma cambiare non bastera’.
partimmo per dimenticre l’etica partimmo per dimenticare le opportunita’.

Vetta profonda, impulso muscolare
l’amore l’ho trovato
nella tuta termica,
supporto psicologico
ricarico col cavo 
s’attiva col pulsante
di luci a intermittenza.

Spinta rotonda equilibrio ritrovato
nell’acciottolato
d’un bagno chimico,
Vettore ortogonale rivolto verso il nucleo
Il tangenziale invece verso il freddo buio. 

Pensieri radioattivi.
uccidono la gente.
Canzoni radioattive.
uccidono la gente.
Programmi radioattivi.
uccidono la gente.
Gente radioattiva.
anche.

Ufociclismo
Luci sorvolano il cielo 
due ruote corrono sull’asfalto
si cercano si specchiano:
unico codice, stesso linguaggio.

Ley line aliene lo scafo plana
Su terra attrito per chi pedala.
giu’ con la gravita’  
si lanciano.

Riduce lo spazio viola la trama
scavalca la citta’ e le restrizioni.
oltre le leggi oltre i divieti
codice unico, stesso lignaggio.