domenica 17 ottobre 2010

Una funeral pie per Qoob


Ponzo Bambozo dice che la tv e' morta. Ora io non sono un esperto di mezzi di comunicazione di massa ma in linea di massima non mi pare che abbia detto una cosa originalissima. Originale e' la luce dei suoi occhi quando lo dice. Quindi ho deciso di dargli credito.

Certo questo ovviamente non significa che non ci sara' piu' la televisione. Immagino. Forse significa che per tutto un mondo di persone che ancora si affidano alla tv per essere intrattenuti ve n'e' un'altra che della tv fa gia' a meno e che questa esiste e realizza cose prevalentemente per i primi con pochi sforzi per conquistarsi i secondi.
Se dovessi giudicare sulla base dell'investimento produttivo direi anche io che la tv non esiste piu'. Non esiste piu' la tv degli anni Ottanta e Novanta che con modalita' spesso perverse e' stata innovativa (oppure proseguiva un percorso d'innovazione iniziato gia' negli assi Sessanta).
Comunque e' una questione che mi appassiona davvero poco.
Piuttosto la cosa rientra accidentalmente in una riflessione che mi veniva di fare sull'ultimo esperimento televisivo degno di nota (negli ultimi 10 anni, almeno secondo me) sulla cui tomba mi tornano in mente le profetiche parole del Bambozo.
Mi riferisco a Qoob (ancor prima Flux) morto come canale televisivo ormai da quasi un anno e che chiudera' il 31 ottobre 2010 anche il sito che nel frattempo era rimasto in vita sebbene agonizzante (e quindi un bel caso di eutanasia).

Flux nasce, per grosse linee, come canale indie di MTV con un suo canale in chiaro intorno al 2006. Programmazione semi underground di video musicali, cortometraggi internazionali e bizzarie video acquistate sopratutto dal mondo anglofono (un rullo di tre/quattro ore ripetuto a rotazione per tutto il giorno).
Primo significativo esperimento italiano di travaso di produzioni "non professionali" italiane sul "brodcasting", si configura come social network molto mirato alla produzione audiovideo in cui il materiale "piu' meritevole" uploadato sul sito veniva retribuito a forfait (non altissimo ma neanche proprio miserevole) e passato in tv.
Ancora piu' "eroicamente" Flux diviene mecenate in vere e proprie serie prodotte dagli utenti; alcune molto belle, altre forse un po' meno. Ma tale e' il livello di cose prodotte in Italia. Flux diviene un po' il termometro di questo livello.
Come collettore di materiale autoprodotto naufraga immediatamente il tentaivo di creare un meccanismo virtuoso in cui gli utenti possono votare e commentare le opere dei loro colleghi musicisti e videomaker. Un bagno di sangue, fatto di faide, pestaggi anonimi mirati ad abbassere il rate delle opere, vere e proprie adunate per rimpinguare di falsi voti le proprie
produzioni. E tutto cio' nonostante non fosse il voto degli utenti a determinare il passaggio televisivo delle opere proposte.
Un guerra spontanea all'ultimo sangue alla faccia della "solidarieta' di categoria" che forse speiga anche perche' quando una social network si svuota di "esseri umani" e si popola solo di creativi, allora naufraga.
Fu ben presto eliminato il meccanismo di voto con commento e Flux mantenne piu' o meno la stessa struttura. Nel frattempo pero' il segnale venne spostato momentaneamente su satellite con conseguente perdita di audience televisiva fin li conquistata (poca ma motivata).
Il rientro sul digitale terrestre avvenne con un inspiegabile cambio di nome da Flux a Qoob. Ma nel frettempo qualcosa era drasticamente cambiato.
Via del tutto il rullo musicale Qoob era diventato un canale di proposte di cortometraggi internazionali. Permanevano un po' di strambe rubriche e ancora un po' di video acquistati direttamente dalla cosiddetta UGC afferente al sito. Nel frattempo il sito si era aperto verso l'estero nella doppia versione italiano/inglese.
Circa un anno fa la conclusione dell'esperimento Qoob il cui posto oggi e' occupato da La7D. E tra pochi giorni la rimozione definitiva del progetto anche su web con la cancellazione degli account e di quel patrimonio collettivo che e' stato Flux/Qoob come collettore.
Ovvio, vivremo anche senza.

Resta la sensazione che la tv proprio non se li possa permettere esperimenti del genere.
Forse perche' alla fine ad un morto piu' di tanto proprio non gli puoi chiedere. Perche' comunque la si pensi il tentativo serio e meritevole c'era stato. Piu' meritevole di tanti altri che hanno tentato di seguirne le orme e con piu' sale in zucca di tante altre proposte televisive "d'avanguardia". Un meccanismo a suo modo virtuoso di produzione di contenuti remunerati
in cui, a differenza di quanto avviene solitamente, la "visibilita'" non era unicamente a carico di chi produce contenuti.
Perche' non se ne esce: benche' la tv sia morta (caro Bambozo), nella tv continuano ad accentrarsi i soldi.
Ma evidentemente ha deciso di portarseli nella tomba.

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