domenica 2 gennaio 2011

[Futuro - Episodio 5 di 5] PROPRIO DI QUI PER L'ULTIMA VOLTA E' PASSATO IL VOSTRO FUTURO - di Cobol


Ci fu un tempo nel remoto futuro in cui il “qui ed ora” sostitui’ completamente l’antefatto. Poter smettere di soppesare lunghe sequenze diacroniche sostituendole con l’invenzione letteraria, il sotterfugio, financo con la menzogna sincronica, risolse molti degli attuali problemi filosofici sollevando da impegnativi interrogativi la specie umana che pote’ finalmente dedicarsi indisturbata alla ridefinizione del Tempo.
Ma non per questo, neanche questa volta, essa divenne migliore.

D’altro canto il percorso fu davvero lungo e costellato da un oscuro futuro. Ma mai nessuno pote’ di fatto affermare di esserne riemerso perche’ il ricordo di qualcosa d'illuminato era affievolito al punto da spingere, in tempi remoti, la ricerca dell'antefatto sulla frequenza dell'ultravioletto. Chi si avventuro’ lungo quel percorso di ricerca non torno’, almeno non nella sequenza temporale in cui era partito. Talune volte semplicemente il ritorno precedette la partenza mentre in altre, piu’ complesse, pacchetti d’accadimenti antecedenti si unirono a pacchetti d’accadimenti succeduti andando a costituire una nuova unita’ di tempo geometrico minimo: il Cronotone, cenacolo apodittico del tempo monoteista; sigillo notarile su un sentore che da tempo tutti esperivamo sulla fine del futuro e di ogni redenzione. Percezione sempre piu’ nitida e profonda sulla perdita d’illusione del mondo binario che seppur piccolo aveva offerto, fino ad allora, un differenziale elettrico per cui transitare.
E fu solo allora che fummo, per la prima volta, davvero soli.

Nel futuro del futuro, in un tempo geometricamente statico, non esistette mai piu’ ulteriore futuro, fucina di latenze tra un “ora” e un “allora”. Nel futuro del futuro tutto dovette accadere qui, ora e subito o altrimenti non sarebbe mai piu’ accaduto.
Solo dal nostro punto di vista temporale e’ possibile distinguere ancora un futuro del futuro del futuro di cui tra poco vi daro’ conto.
Ma antecedentemente, l’abolizione del concetto di futuro richiedette una chirurgica revisione temporale ad opera del Cronotone in cui le sequenze temporali vennero smontate pezzo a pezzo (quanti) da quella stabile successione diacronica continua in cui fino ad allora si erano spontaneamente organizzate.

Se stessimo relazionando sul futuro del futuro sapremmo che la fluidita’ del proprio presente fu ottenuta impattando ipotetiche particelle contro massivi ciotoloni dell'isola di Caprera cosi’ da ”contaminare”, sempre ipoteticamente, il passato. Mutandolo [ma questo ve l’ho gia’ abbondantemente raccontato nel passato]. In accordo con il nostro presente per mezzo di mercenari o ignari (come nel caso del sottoscritto) dalla corteccia del cingolo molto sviluppata il futuro del futuro riesce a retroagire sul presente compromettendo le catene casuali d’eventi (sempre ipoteticamente).
Il futuro del futuro e’ un ambiente cognitivo molto diverso dal nostro. Potete immaginarlo (voi dal cingolo normodotato) come un’estrema semplificazione di quello attuale. Tuttavia la semplificazione, si scopri’, funziona in relazione inversa alla coerenza producendo un gran disordine su cui nessuno ha piu’ competenze adeguate per esprimere una qualsivoglia opinione.

Bene
I piu’ ideologizzati tra voi riconosceranno in questa pratica del futuro del futuro qualcosa di familiare con certe pratiche del presente. Tuttavia nel presente non esiste una solida base scientifica alla pratica della smentita. Nessuno potrebbe sostenere, ad esempio, di aver fatto una certa affermazione pubblica in un certo continuum ma che quella stessa dichiarazione non e’ mai avvenuta nel nuovo continuum prodotto da una nuova collisione dell’acceleratore comodamente adagiato su quella che una volta fu Torre del Greco. Goffamente nel presente una tale pratica deve essere pesantemente puntellata da decreti e leggi ad personam (evidentemente ingombranti).

Meglio
Dialogicamente il futuro del futuro del futuro e’ molto piu’ semplice del futuro del futuro. Tuttavia le sue catene consequenziali sono dannatamente complesse. Esiste una nuova unita’ di misura per valutare in generale tutte le questioni chiamata solvibilita’ traslabile: superata una certa soglia (a dire il vero molto bassa) la questione viene decretata irrisolta, lasciata aperta e completamente riscritta in lingua Klingon. Tuttavia alcune questioni lasciate aperte di tanto in tanto creano ancora un po’ di confusione temporale.
Naturalmente nel futuro del futuro del futuro piu’ nessuno studia il Klingon gia’ messo al bando nel celeberrimo ddl gelmini bis in cui si correggevano alcuni vuoti normativi che la prima mannaia aveva inspiegabilmente dimenticato: tipo la condivisione degli spazi tra le nuove centrali nucleari di quarta generazione e le facolta’ scientifiche.
Il motto di questa illuminata scelta urbanistica fu’: “hai voluto la bicicletta? E ora pedala”, ma nonostante tutto lasci intendere il contrario, non si tratto' d'un eroico monito della dinamo al vanaglorioso potenziale atomico tanto age’. Ben presto quindi si perdette di vista il senso di quella raffinata affermazione. Pomigliano inizio’ una febbrile costruzione di cadillac cromate frutto di una radicale riduzione della pausa pranzo. Il frigorifero bianco in ogni casa divenne il sogno dalla nuova e futuristica famiglia italiana. Qualcuno si senti’ in obbligo di gridare al Boom Economico. Poi la tv entro’ in ogni casa e tutti si guardo’ Canzonissima e si cantava e si voleva diventare tutti ragionieri perche’ quando la moneta circola c’e’ sempre bisogno di qualcuno che ne calcoli i giri (e un ragioniere trova sempre da lavorare). Poi vennero gli Anni di Piombo, la New Wave (sia quella bella che quella brutta), i Nirvana, i Tokyo Hotel e dio sa cos’altro (solo Elisa di Rivaombrosa, Giacobbo, Roma nord e Torre del Greco non tornarono mai piu’. Qualcuno piu’ tardi spiego’ che anche i fenomeni fisici piu’ estremi hanno una propria razionalita’ rivolta all’autoconservazione della specie che piu’ o meno consapevolmente li genera). Insomma il futuro del futuro del futuro pago’ a caro prezzo temporale le scellerate scelte del futuro del futuro e del Cronotone [su cui spero si apprezzi il fatto che non mi sia dilungato in particolareggiati dettagli tecnici (o meglio li avevo scritti e poi cancellati per noia. Ma eventualmente li posso pubblicare su richiesta. Non garantisco.)]. E mai piu’ nessuno si sogno’ di ridurre qualcosa ad un quanto.
Ora, dato che il Klingon e’ una lingua praticamente dimenticata in molti credono si tratti di una lingua aliena, ma dopo l’erronea guerra contro i lunatici avvenuta nel futuro del futuro (guerra in cui, come ricorderete, venne ahime’ prima degravitata e poi distrutta Roma nord) tutti si guardano bene dal dichiarare una nuova guerra contro altre civilta’ aliene anche se con le proprie questioni irrisolte complicavano terribilmente la vita ai terrestri obbligandoli ad inventarsi la solvibilita’ traslabile, gli Wham, Gabriel Garko e dio solo sa quali e quante altre diavolerie.
Qualcuno sostiene che Giacobbo orribilmente mutilato e poi orribilmente perito durante la guerra contro gli improbabili lunatici continui a vivere all’interno dell’episodio pilota di Elisa di Rivaombrosa alla ricerca dell’Uomo Falena in perfetto stile cronotonico. Ma la cosa piu’ strana e che gli altri personaggi dello sceneggiato a puntate (Elisa compresa) non notano nulla di strano. E nulla di strano notano neanche quando a fine puntata parte un pezzo dei Duran Duran.

Perfetto
Naturalmente il futuro del futuro del futuro non poteva dirsi soddisfatto d’un meccanismo di ridefinizione temporale ancora cosi’ primitivo e fallace. Nessuno avrebbe mai piu’ accettato il ritorno dell’italodisco degli anni Ottanta.
Il rimedio scovato apparteneva alla preistoria del mondo. Precedeva addirittura la tv commerciale.
Il nomignolo intellettuale che gli fu affibbiato sara’ quello di biopolitica.

Nella sua accezione novecentesca la biopolitica fu presentata come processo d’intrusione della politica e del controllo sin dentro la biologia. La mappatura del genoma umano sembro’ la concretizzazione di questo processo e anche la sua punta piu’ avanzata.
Ma il futuro del futuro del futuro aveva in serbo ben altre e piu’ sottili strategie quando con atto parlamentare decise di sacrificare l’imperfetto meccanismo del Cronotone nel secondo atto del maccartismo cognitivo che il nostro pianeta ha conosciuto (o conoscera’): la persecuzione dei super dotati nella circonvoluzione del cingolo che interruppe, di fatto, gli ipotetici contatti col passato.
Per la prima volta nella storia del futuro, il passato si trovo’ davvero da solo, senza altri contatti che con se stesso: senza altre possibilita’ di redenzione che in se stesso. Senza altre civilta’ aliene quand’anche fossero state i soli Klingon.
L’ultima collisione dell’ultima particella contro l’ultimo ciotolone dell’isola di Caprera produsse (in via del tutto ipotetica) le dichiarazioni (nel passato) di Geraint Reese dell’ Institute of Cognitive Neeuroscience dell'University College London.
Dopodiche’ su Torre del Greco fu spianata un’enorme e inerme quantita’ di cemento armato in memoria dell’ultimo futuro con su scritto: “di qui (ma davvero solo per caso) e’ passato per l’ultima volta il tuo futuro”.

In un passato non meglio identificato, esattamente a meta’ strada tra il futuro del futuro e il nostro presente l’Institute of Cognitive Neeuroscience dell'University College London decreto’ che schierarsi a destra e sinistra era semplicemente una scelta biologicamente determinata: ispessimento dell’amigdala per le personalita’ conservatrici o sviluppo dell’area del cingolo anteriore per la personalita’ progressista. Comunque fosse andata l’induzione scientifica sarebbe per sempre stata a servizio dal Principe.
Il ventennio di confusione che ne seguira’ (nel passato) restera’ un atto di scolastica per la politica del futuro del futuro del futuro.
A farsi fottere qualsiasi forma di libero arbitrio emersero le piu’ disparate teorie a suggello dei piu’ sconsiderati atteggiamenti culturali: guru indiscussi sorti della paccottiglia della tv commerciale predestinati a furor di popolo per le caratteristiche genetiche del mento volitivo, parlamentari eletti sulla base degli appetiti sessuali rivolti verso il proprio elettorato, cofanetti da edicola del grande divo televisivo Gabriell Garko, esegesi patristica a punto croce in comodi fascicoli, veicoli movimento terra in perfette miniature in ferro, premier imprenditori e al contempo operai.
Nel futuro del futuro del futuro i mutamenti avvennero con la velocita’ del decreto legge inscritto direttamente e premeditatamente sui corpi. “Nulla e’ ancora” e “tutto e’” divennero locuzioni identiche in barba al traballante indeterminismo del Cronotone.

Vi avevo avvertito che nel futuro del futuro del futuro le cose sono complicatamente piu’ semplici.

Ancora piu’ radicalmente nel futuro del futuro del futuro tutto dovette accadere qui, ora e subito o altrimenti proprio non sarebbe mai piu’ accaduto.


Vedi l'episodio 1/5
Vedi l'episodio 2/5
Vedi l'episodio 3/5
Vedi l'episodio 4/5

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