giovedì 17 febbraio 2011

[8] Giocattoli sonori e non - Camper Micromachine, Mars500 e tempo di rimozione - di Cobol


Cio che rende pericoloso il camper Micromachine non sono i colori quanto l'adattamento mentale che richiede per essere giocato.
L'idea e' quella dei transformer ma svuotata dell'articolazione coerente della dialettica hegeliana: un vicolo cieco senza via di fuga, senza escatologia e escapologia.
Ma non e' tutto: il camper delle Micromachine necessita di altre dolorose rimozioni:
come si puo' giocare al gioco del camper come cellula abitativa che presuppone come immanente una presenza umana in scala quando al suo interno risiede una spigolosa citta' in scala del tutto arbitraria?
Come si puo' prendere sul serio la citta' quando questa poggia sulle fianchate e sulla base di un camper?
Ma questo sarebbe il meno.
Come si puo' sorvolare sul lunotto e i finistreni finti che ad ogni istante ci ricordano la sua reale natura di scatola?
Come si puo' trainare il camper foneticando il rumore del motore senza l'assillante presenza monolitica del suo invalicabile e zolloso interno accartocciato su se stesso a formare una massa informe irregolarmente vuota e piena sgraziata e generata, sembra quasi, da un sommovimento tellurico di fango e terreno umido e ammuffito.
Come si puo' non sospettare che quell'interno putrido sia popolato da mollicci patogeni grigi dotati di centinaia di zazmpette tutte efferenti ad un unico perno centrale emanazione dello spaventoso esoscheletro (molliccio).
Come fa tutto cio' a non provocare la nausea.
Ben oltre il camper di Barbie, di Skipper e di Ken il camper Micromachine preannuncia la fine della famiglia nucleare, l'era della flessibilita' selvaggia, della precarieta'e del camaleontismo sociale: l'era della rimozione.

Nonostante cio' non e' mia intenzione sostenere che la rimozione sia necessariamente un fatto negativo. Diventa davvero fastidiosa quando i piu' scaltri predatori sociali la trasformano, per proprio tornaconto, in mancanza di precisione e circostanzialita'; laddove l'informazione necessiterebbe di corrispondere ad un'espressione puntuale e invece manca di dettaglio. Come nel caso delle previsioni del tempo quando recitano sibillinamente "piovaschi qua e la'".
Quanto sara' piaciuta a quell'autorucolo di testi di servizio quell'approssimazione presa dal senso comune e tradotta nel linguaggio di complessa predizione. Quanto ne sara' andato orgoglioso e quanto denaro avra' fatto circolare quella tardiva intuizione, quel gusto provinciale e tutto intellettuale per la volgarizzazione di ogni elaborazione umana.
Quale quantita' di non puntuale informazione metereologica, poco piu' che paccottiglia alla stregua delle famose mezze stagioni, sara' stata venduta alle emittenti televisive sotto l'egida del "qua e la'"? Quanta ignoranza al chilo avra' promosso quella fortunata locuzione?

Si racconta di un'antica disputa tra Nasa e Interkosmos (ma forse anche prima) quando la prima avrebbe equipaggiato i propri astronauti con lussuose Space Pen (penne con il serbatoio pressurizzato) per compensare l'assenza di gravita' necessaria ad alimentare la sfera mentre i sovietici (cosmonauti/contadini - scarponi spaziali e cervelli fini) avrebbero usato le consuete matite di legno per le loro missioni spaziali sempre a bordo di mezzi spaziali fatti di sano e robusto legno.
Dietro la retorica del genuino si nasconde nuovamente la rimozione. Rimozione della cospirazionistica spettacolarizzazione dell'epopea spaziale statunitense utilizzata (come ogni altra cosa tra gli anni Sessanta e Settanta) da arma di ricatto di massa. Brusca rimozione di un futuro (bipartisan questa volta) che aveva promesso, da li a pochi anni, l'abbandono della crosta terrestre e la fine dalla dittatura della gravita' naturale.
Incapaci ancor meno dei topi di scavarci una via di fuga nel sottosulo siamo stati incapaci di scavarci un cunicolo di fuga verso il cielo (ad eccezione del non piu' di moda buco nell'ozono).

Mars500 e' una "lobby socialmente utile" LSU impegnata nel promuove concrete azioni "politiche" e scientifiche in favore dello sviluppo di missioni con equipaggio umano per Marte.
Andare su Marte e' meno una questione scientifica che etica. Per meglio dire: l'utilita' scientifica e' fatto del tutto soggettivo e personale. L'esigenza escatologica e' invece questione ben piu' oggettiva e generale.
Scientificamente ha un valore sicuramente non paragonabile all'esplorazione delle lune di Giove.
Ben vengano quindi le LSU spaziali con tanto di sberleffo a chi sogghignava con aria di superiorita' sulle eccentriche pratiche della Mars Society.
Mars500 concretizza la propria missione basandosi proprio sulla rimozione simulando il viaggio per Marte e lo spettacolare ammartaggio in una stanza di pochi metri quadri allestita come il set di Capricorn One.

Abbiamo apprezzato il tavolino di concreto e genuino legno (non a caso la missione e' russo-europea) che poggiava sul suolo di Marte. Forse in assoluto il piu' grande atto di rispetto per i telespettatori nelle storia delle telecomunicazioni.

Emiglino Cicala indaga da anni, in quanto entita' cibernetica, il senso piu' prorfondo e le implicazioni delle emulazioni.
Questo e' il suo contributo LSU alla futura Europa Jupiter System Mission (EJSM) in cui il modello del camper Micromachine ha giocato un ruolo fondamentale.
"L'idea e' quella di comprare un camper abbastanza capiente e di sigillarlo. I due cosmonauti guiderebbero il camper per un periodo di tempo da definire in termini biomedici. Giunti a destinazione, in uno dei mesi estivi, i due esploratori salirebbero sul tetto del camper riempito d'acqua per immergervisi. In questo modo il modello teorico della simulazione conterrebbe al contempo elementi relativi al viaggio e alla missione d'esplorazione. Ovviamente l'esperienza esplorativa sarebbe aperta a chiunque fosse, nelle vicinanze, provvisto di costume. Da scienziato devo ammettere di essermi ispirato, mio malgrado, al modello delle Micromachine".

Nell'immagine:
l'orrido interno del camper Micromachine;
la Space Pen;
Mars500 con tavolino di legno.

Nessun commento:

Posta un commento