domenica 15 maggio 2011

[8] Giocattoli sonori e non - Giocattoli per un mondo binario - di Emiglino Cicala


Francesco D'Amato amico mio e di Cobol ha argomenti affilati per dichiarare che la riduzione di complessita' inizia fin da quando gli umani sono piccoli. Se ne fa un cruccio e ne ha ben donde.
Cobol di questi tempi e' dedito ad un certo relativismo che in altri tempi avrebbe probabilmente condannato.
Sostiene che le buste biodegradabili siano troppo fragili e fa incetta di primitive buste di solido nylon contro un mondo che invece di disciplinarsi nell'abuso di plastica preferisce affidarsi a soluzioni assolutamente insoddisfacenti riversando catastroficamente sui marciapiede chili e chili di spesa appena acquistata.
Ma io dico che fa parte della natura vittimista dell'essere umano.
"Siamo soli in questo universo", "extraterrestre vienimi a salvare", "che dio mi aiuti", "me sciagurato", "Muttley fa qualcosa", "se mi si rompe la busta avro' qualcuno con cui prendermela", "se muoio di fame perche' la spesa mi e' caduta per terra avro' la mia vendetta su mamma e su papa'", "non siamo dotati di esoscheletro", eccetera.
Quindi di gran lunga meglio essere salvati che far qualcosa. Se ne nessuno mi salvera' mi saro' comunque preso la mia rivincita.
Io penso.
Ma Cobol dice che e' sempre stato cosi'. Il progresso porta con se sempre soluzioni a breve durata. Se fossero troppo durature nessuno si sarebbe mai affezionato all'idea di progresso. Ci si affeziona a qualcosa sempre perche' si sa che non durera'.
Che il progresso sia infinitesimale?
Che l'universo si sviluppi come una serie di Taylor?
Plausibile ma ancora non del tutto soddisfacente.
In tal caso Francesco sarebbe in controtendenza e le buste biodegradabili sarebbero la conseguenza inevitabile di un mondo che non ha altro modo per cambiare che quello di non durare.
Ma se il mondo non sapesse di dover cambiare, si prenderebbe i suoi tempi?
Questa e' una domanda provocatoria. Implica che qualcuno voglia farci cambiare. Implica vittimismo ma nel vostro linguaggio non e' possibile altro modo di darne efficace formulazione.
Piu' pericolosamente implica che un tempo il mondo fosse migliore anche se a descriverlo migliore sono inevitabilmente sempre quelli di un tempo.
Si ma per una volta sono d'accordo con Cobol che pur mostrandosi evolutivamente propenso al relativismo [ma forse solo per non farsi sorpassare] continua a trasportarmi in una solida busta di genuina plastica rossa.
Eppure quando Francesco segnala la fine della complessita' dimentica la natura ipersemplificata della sua specie che ha sviluppato le sue piu' complesse concretizzazioni su un'elaborazione binaria.
La vostra specie e' quella del si e del no. Il forse e' solo una generalizzazione del no.
L'archeologia della vostra specie mi ha portato gia' ad analizzare le conseguenze del Chicco Play Center ma ora ho trovato un giocattolo ancor piu' significativo: il pallinometro [pratica introduttiva al riduzionismo sperimentale] della Chicco [qui vedi la foto ingrandita] un bellissimo gioco pensato per inculcare nella testa dei bambini la gabbia della distribuzione binomiale [rimando a wikipedia, e che Francesco non me ne abbia a male].
Per i piu' attenti: il pallinometro della Chicco consente, a differenza di quello sperimentale, di bloccare la pallina falsificando il modello teorico del valore atteso. Per farlo si e' dotato di un packman tridimensionale ingurgita palline.
Che dire: una specie riduzionista e pure imbrogliona.

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