mercoledì 2 maggio 2012

Il crowdfunding e' come una carota: se ci passa sopra una cavalletta sa di cavalletta, se ci passa sopra una lumaca sa di lumaca - di Cobol




Ecco, l'antefatto lo conoscete. Oppure no. 

A pochi giorni dalla partenza della nostra campagna di crowdfunding per il finanziamento del nostro terzo disco "Musica per Colonie Extrasolari" ci viene gia' da fare qualche riflessione.


A sinistra il conto alla rovescia che puo'
portare alla "morte"
del progetto, a sinistra la barra
del finanziamento che
cresce sempre troppo lenta 
Questa volta lo facciamo tirando in ballo direttamente due interlocutori che sull'argomento hanno cose da dire: Francesco D'Amato docente presso La Sapienza che sul crowdfunding (ed altro) studia, scrive e ragiona, e Il Critico della Vita, agitatore culturale con cui gia' avemmo uno scambio a tal proposito (o su qualcosa del genere).
Quella stessa sera c'erano anche Dorita De Miguel e Andrea Pontara dei The Banditi che non tiro in ballo esplicitamente solo perche' non hanno un blog personale su cui rispondere ma i cui interventi sono, come quello di chiunque altro, assolutamente graditi.



Diciamolo subito: quando entri nel tunnel del crowdfunding diventi un bel rompipalle.

Ecco i due punti di vista: 
1) tu, col tuo pannello di controllo che ti aggiorna sulle quote vendute in cui da una parte c'e' il conto alla rovescia dei giorni che ti sei dato per racimolare i soldi e dall'altra la barra d'incremento che s'allarga ad ogni benedetto e benvenuto acquisto di una quota [la vedete nell'immaginina]: in generale due movimenti inversamente proporzionali perche' piu' quote vendi, meno (almeno nella stragrande maggioranza dei casi), opportunita' di raccogliere altri fondi hai (ma questo e' il punto della discussione e ci tornero' sensatamente piu' avanti perche' detta cosi' pare una via senza scampo). 
2) i tuoi amici, amici d'amici, conoscenti che faccia a faccia, via social network e per posta elettronica, per mesi non ti sentono parlar d'altro che della necessita' di raccogliere soldi per il tuo progetto. Si come se tu fossi l'unico ad aver bisogno di soldi. 
Si perche' il crowdfunding, anche qui nella stragrande maggioranza dei casi, poggia proprio su una sorta d'economia informale in cui i primi ad essere "spremuti"  sono proprio amici, parenti e conoscenti.
Poco male si dira', almeno nel nostro caso, tanto prima o poi i suddetti il nostro disco se lo sarebbero comunque comprato (forse).
Si, ma cosi' in effetti non puo' funzionare. I gradi di separazione che un tal meccanismo, cosi' impostato, puo' raggiungere sono forse troppo pochi; forse troppo poco virtuosi. 

Quindi cari amici, amici d'amici, parenti e conoscenti sappiate che abbiamo comunque bisogno del vostro denaro ma che almeno nella nostra campagna non siete voi il target privilegiato. Questo anche perche', come si diceva prima, cosi' facendo, quando sono finiti gli amici e i parenti hai pure finito i finanziatori.

La mia opinione in tal proposito e' che, in caso di crowdfunding, c'e' bisogno di un approccio piu' "spegiudicato" e insieme piu' rilassato rispetto al denaro; una di quelle cose che ti dici quando devi affrontare qualcuno verso cui hai soggezione psicologica: "evvabbe' si tratta per sempre di una persona". 
Qui si tratta si di persone, ma sopratutto di spiccioli (ma a ben vedere e' forse proprio questo parte del problema).
Cosi' io ed Emiglino Cicala (il mio cantante front-bot) ci siamo messi a ragionare su dove trovare i soldi e ci e' venuto in mente un vecchio adagio citato da Andrea Natella: "i soldi sono laddove sono sempre stati".
Ma procediamo per gradi.

Una volta sentii, non ricordo dove, un tipo, di non ricordo quale organizzazione, che diceva questa cosa giusta (cito a memoria): "bisogna che ogni volta che si fa la spesa si trovi il coraggio di chiedere un po' di sconto all'esercente".
Io ricordo che fino ad un po' di tempo fa lo si faceva con i negozianti cinesi.
Ancora ogni tanto lo vedo fare nel negozio cinese della "qualsiasi" situato sotto la casa in cui abito.
Beh comunque lo fai ancora se compri nel mondo dell'usato, ad esempio. 
Non lo fai al supermercato, perche' ti vergogni. Poi perche' pensi che il commesso in effetti non puo' prendersi la liberta' di praticare degli sconti. Dovrebbe chiamare il direttore. Che e' poi un commesso pure lui ma con piu' responsabilita' e rancori da parte dei colleghi. In effetti dovrebbe chiamare qualcuno presso la multinazionale per cui lavora producendo file mostruose alle casse.
Lo si potrebbe fare presso i piccoli esercenti. Ma li generalmente le cose sono piu' costose; quindi o proprio non ci entri oppure se ci entri e ti fanno lo sconto alla fine le cose le paghi come al supermercato. 
Comunque il chiedere lo sconto e', almeno in parte cio' che prima ho definito "avere un rapporto piu' rilassato verso il denaro", perche' alla fin dei conti: ma chi l'ha detto che quella cosa debba costare proprio quel prezzo?
E' un po' come quando ti fai il pane in casa e capisci che non c'e' una legge che obbliga le persone a comprare il pane nei negozi (perche' alla fine uno un po' lo pensa). Ti puoi comprare la farina e fare il pane senza il lievito: risparmi un sacco di soldi, non mangi il lievito, hai sempre il pane fresco e sopratutto ne mangi di meno perche' ogni volta che ti viene voglia di pane ti devi mettere li ad impastarlo e cuocerlo. Vabbe'. Rinunci. 

In questa esoterica ripartizione commerciale della citta' (almeno a Roma e' cosi') io non ho mai ben capito perche' alle pompe di benzina ci sono solo indiani [cosi' come nei fiorai che per motivi inspiegabili restano aperti tutta la notte (ma questa e' tuta un'altra storia)], nei negozi della "qualunque" i cinesi, e i verdurai, i fruttivendoli sono prioritariamente appannaggio degli arabi (mi scuso per l'approssimazione etnica).
Comunque il punto e' che sulla strada che porta alla casa in cui abito c'e' un fruttivendolo gestito da arabi (alla cassa c'e' il loquace Mustafa) che quando ti dice il prezzo aggiunge sempre "se ce l'hai": "un euro e trenta, se ce l'hai".
Io la prova di dire che l'euro e trenta non ce l'ho non l'ho mai fatta. La faro' una volta o l'altra eventualmente per smascherare il bluff. Ma il punto e' un altro: in effetti gli arabi sembrano, almeno in questi casi, avere un rapporto piu' rilassato col denaro. Mi pare. 
Mi pare siano piu' disponibili a trattare. Piu' metaforici rispetto al, concetto di prezzo (almeno nel campo degli ortaggi sul petrolio proprio non saprei). 
La frutteria di Mustafa si trova in un quartiere "benestante" di Roma: il quartiere africano. Io non ho visto mai nessuno dire a Mustafa che era completamente sprovvisto dell'euro e trenta. Tuttavia immancabilmente gli altolocati indigeni si autopraticano sempre un po' di sconto su quei decimi di euro che Mustrafa non pretende con pignoleria. L'ero e trenta diventa sempre un euro.
Insomma, morale della storia, i soldi sono un po' cosi': io te li chiedo (anche se non ho titoli per farlo. Ma questa e' una cosa che chiarisco nel prossimo punto). Tu me li dai, se ce li hai.  

Veniamo invece alla "spregiudicatezza" (ovviamente si fa per dire) e al fatto che nel frattempo il denaro non e' sparito ma e' laddove e' sempre stato.    
Proprio perche' non vorremmo far diventare questa campagna di crowdfunding la tomba delle nostre poche relazioni amicali, qualche sera fa ci siamo messi a scrivere a banche e fondazioni mail molto garbate in cui esponevamo il nostro progetto e chiedevamo loro di contribuire magari acquistando anche una sola copia del cd.
"Lo sappiamo bene che voi vi occupate d'altro" dicevamo, ma "d'altro canto noi i soldi li dobbiamo chiedere a chi ce li ha".
E passato troppo poco tempo e siamo sicuri che il caso sara' vagliato nella prossima assemblea degli azionisti. Siamo pazienti. 
Avremmo voluto scrivere anche ai giornalisti musicali. Poi non l'abbiamo fatto perche' loro sono abituati a farseli regalare i cd. Si chiama deformazione professionale.

A notte fonda abbiamo scritto all'ASI [l'Agenzia Spaziale Italiana] che inspiegabilmente, assieme all'ESA [Agenzia Spaziale Europea] e' l'unica a non aver ancora usufruito dei nostri servigi astro musicali.
Qui la mail e' incontestabilmente piu' severa e la riporto integralmente.


Gentile ASI, 
lasciate che esprima tutta la mia ammirazione per il lavoro che fate in condizione economiche a dir poco metaforiche. 
Devo tuttavia notare che dal punto di vista della comunicazione siete piuttosto mal organizzati. Basti pensare a come negli anni Sessanta il programma spaziale statunitense era supportato dalla comunicazione. Ma anche quello sovietico era piu' supportato del vostro con vere e proprie correnti artistiche come il Suprematismo e il Cosmismo che esaltavano l'eroismo del viaggiare nello spazio. 
Bene erano tempi diversi. Pero' a ben vedere non c'era un bimbo dell'epoca che non volesse diventare un cadetto spaziale o un cosmonauta e questo immagino condizioni le scelte dei futuri contribuenti sul come orientare le spese in campo scientifico. 
Ma immagino che siano cose che gia' sapete e su cui avrete fatto riflessioni. 
Sono parecchi anni che faccio musica e video utilizzando l'immaginario dell'esplorazione spaziale. Non e' un immaginario che effettivamente vada per la maggiore. Lo capisco bene. 
Si potrebbe addirittura dire che la vostra poca capacita' d'esaltare l'immaginario spaziale mi danneggi.

 Due cose: 
 - sto producendo mediante crowdfunding (microfinanziamento popolare) il mio terzo disco "Musica per Colonie Extrasolari". Per inciso forse il crowdfunding potrebbe essere una strategia di raccolta fondi che potreste utilizzare anche voi per piccoli progetti (come ad esempio la comunicazione sui vostri progetti o sullo spazio in generale). 
So che non avete soldi ma anche una sola copia 5.00 euro aiuterebbe il progetto ad essere finanziato (lo sto chiedendo a chiunque e ho pensato perche' non a voi che lavorate nel "mio stesso campo"). 
- Dovesse occorrervi una mano in campo "artistico" comunicativo, ma anche scientifico, non esitate a contattarmi. 
Per il programma spaziale lavoro gratis.

Bene, allora buon lavoro, grazie per l'attenzione e ci si vede nello spazio.


Cobol Pongide

L'ASI non ha proprio una lira. Un po' mi vergogno d'aver tentato di far leva sui loro sensi di colpa e d'inadeguatezza per estorcergli 5 euro.
Voglio invece essere ottimista e pensare che banche e fondazioni magari mi risponderanno e se non lo faranno e' perche', magari informalmente, gia' aiutano qualche band a prodursi il proprio demo.   




Insomma il cd lo potete pre acquistare qui e costa 5 euro piu' spese di spedizione. Se ce li avete.

4 commenti:

  1. Ecco la risposta della Fondazione Olivetti... in effetti sono molto cortesi.

    Gentile signor Cobol Pongide,

    la Fondazione Adriano Olivetti partecipa e incoraggia iniziative e progetti, coerenti ai mandati espressi nel suo Statuto, con l'impegno diretto e la partecipazione nelle attività di progetto e non attraverso l'erogazione di contributi economici.
    La ringraziamo comunque per aver pensato a noi e le auguriamo ogni successo per la vostra iniziativa.

    Per qualsiasi dubbio o chiarimento non esiti a contattarci di nuovo, anche attraverso i numeri che compaiono in calce al messaggio.

    Saluti cordiali e a presto.

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  2. Invece sulla questione fiorai aperti di notte mi risponde Fabio Bax:

    "il motivo è presto detto: smontare la bancarella coi fiori ogni notte (per poi rimontarla puntualmente al mattino) comporterebbe un notevole dispendio di tempo ed energie, per questo i gestori di queste attività assumono (solo per la notte) qualcuno disposto a "vigilare" sulla baracca. mistero risolto. tiè"

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  3. Domanda: ma altri colleghi musicisti hanno donato? Appassionati di fantascienza e di strumenti giocattolo?
    Poi proverei a riproporre la campagna su un sito specificamente dedito a progetti musicali, magari il più possibile vicini al tuo, e vedere che succede.
    Comunque ho appena pubblicato un nuovo post sull'argomento

    Francesco D'Amato

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  4. Ciao Francesco,
    si amici musicisti e colleghi hanno pre acquistato il disco. Ad oggi sto a circa 70 copie vendute che anche se assolutamente insufficienti per il finanziamento del progetto considero un risultato interessante (acquisto sulla fiducia).
    Penso che "spremendo" le persone a me piu' vicine potrei arrivare a 100/150 copie pre vendute. Se non interviene "un fatto nuovo" penso che sia il massimo che un gruppo come il mio (se consideri che gli amici di Emiglino non hanno proprio soldi) possa ottenere. Se nel gruppo fossimo stati 3 o 4 il disco sarebbe stato finanziato. Vedremo...
    Appassionati di fantascienza e' una buona idea. Ho provato con i fan di Star Trek dato che avevo utilizzato la sigla della serie classica per fare uno spottino... non mi pare abbia funzionato ;)

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