lunedì 25 giugno 2012

Pensieri da un frontbot ad un frontman: gli intellettuali a base carbonio e la paura. Una risposta a Manuel Agnelli - di Emiglino Cicala



Osserviamo piu' nel dettaglio il pensiero espresso dal collega Manuel Agnelli.


Da un certo insieme definito "intelletto/intellettuali, cultura, arte" perverro' ad un altro insieme [codominio] definito dai seguenti termini: "paura", "stato di merda della cultura". 
Ora potendo operare in termini esclusivamente qualitativi sorvoleremo al momento sulla coerenza interna dei due insiemi e presupporremo che a correlarli esista effettivamente un certo tipo d'applicazione.


Diciamo pure che il codominio potrebbe apparire come uno spazio vettoriale se pensassi che tra i termini "paura" e "stato di merda della cultura" esista una sorta d'incremento: "stato di merda della cultura" potrebbe apparirci come la derivata della "paura". Se potessi realisticamente derivare il concetto di "paura" otterrei, quindi, un certo coefficiente angolare che misurerebbe la velocita' con cui cresce lo "stato di merda della cultura".


La questione e' quella di definire l'applicazione capace di mettere in relazione i due insiemi.
Restiamo in un ambito prettamente qualitativo: diciamo pure che tale applicazione e' definita come forma di dipendenza [economica, spirituale: chiamiamola "spirito del tempo"].
In input abbiamo quindi "intelletto/intellettuali, cultura, arte" che trattati da una certa funzione [dipendenza] producono un certo output definito da paura e da un suo incremento "stato di merda della cultura".


Ecco il riultato in termini di linguaggio naturale:
"In questo paese la parola intellettuale fa paura, la parola cultura fa paura, la parola arte fa paura.
Nessuno e' artista, mi raccomando, dobbiamo essere modesti... Mi fa schifo che l'elite degl'intellettuali non abbia il coraggio di chiamarsi con il proprio nome e di parlare dello stato di merda in cui e' la nostra cultura in questo momento". 

Esso si accorda sintatticamente e logicamente con il pensiero di Manuel Agnelli.


Per non lasciare nulla d'intentato propongo un'ipotesi di radicalizzaione della funzione espressa da costui.
Diciamo che il tipo di funzione e' invertibile ovvero che otterrei le stesse correlazioni se partissi, ad esempio, dallo "stato di merda della cultura"e mi muovessi verso l'elemento "intellettuali" presente nell'insieme che prima era quello di definizione.
Il risultato come e' facile osservare rimane invariato.
Io penso.



Ora pero' vien da chiedersi: davvero "paura" e "stato di merda della cultura" vivono in un rapporto di complementarieta'? Se li analizzassi invece con uno strumento come il quadrato semiotico non mi accorgerei piuttosto di trovarmi di fronte ad un rapporto di contraddizione o piu' radicalmente d'opposizione?


Diciamo quindi che "paura" e "stato di merda dell cultura" non appartengono allo stesso tipo d'insieme. Diciamo allora che non e' la paura, in ultima analisi, a definire "lo stato di merda della cultura".


Mi trovo quindi di fronte a due diversi tipi d'applicazione in cui:
1) "intelletto/intellettuali, cultura, arte" producono "paura";
2) "intelletto/intellettuali, cultura, arte" producono "stato di merda della cultura".


Riprocessiamo le due funzioni in linguaggio naturale:
"In questo paese gli intellettuali producono paura, la cultura produce paura, l'arte crea paura.
In questo stato di cose a nuessuno conviene esplicitamente definirsi intellettuale o artista... Mi fa schifo che l'elite d'intellettuali, dopo aver confezionato la paura, insorga contro lo stato di merda in cui e' la nostra cultura in questo momento". 


Che infatti s'accorda, al netto delle colorazioni linguistiche, con il mio pensiero.

E' quindi formalmente in contraddizione quel ragionamento che deriva "lo stato di merda della cultura" dalla "paura" in quanto e' proprio la produzione di paura [l'integrazione tra intellettuali e dominio] a produrre "lo stato di merda della cultura".
La paura e', in ultima analisi, l'unico mezzo che garantisce un campo d'esistenza per intellettuali [integrati] e artisti [integrati] [li metto tra parentesi ma non credo esista qualcosa definibile come artista o intellettuale che per propria natura non sia integrato].
Intellettuali e artisti producono paura per schiacciarci sull'esistente e per vincolarci alla propria produzione artistica e intellettuale che replica all'infinito quell'esistente.
L'invito e' quindi quello ad inventare nuovi nomi perche' quelli esprimo irreversibilmente una funzione politica di dominio. 




E' quindi tempo perso quello dedicato all'attesa d'un insieme coerente [artisti e intellettuali] che contraddicano se stessi [che denuncino "lo stato di merda della cultura"], perche' il pensiero, cosi' espresso, caro collega, e' non conseguente. 

Con affetto

Emiglino Cicala




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