martedì 5 novembre 2013

[Futuro - episodio 7] Non rimarra' piu' nulla tranne il vostro futuro - di Cobol


Era tempo che non sognavo il futuro. Non mi ha mai sfiorato il dubbio potesse trattarsi d'inibizione del riassorbimento della serotonina o d'interruzione di comunicazione col mio circadiano.
Sospettavo invece qualcosa di piu' terribile: in un momento non troppo prossimo ma neanche troppo distante forse non ci sarebbe piu' stato un futuro da sognare. Era plausibile; ma suonava troppo da finale melodrammatico e dozzinale di certa letteratura distopica d'anticipazione.
Sognare il futuro significa agganciare un preciso spazio-tempo e ottenere una visione per derivata. Non c'e' messa a fuoco [almeno se sei un empatico, un po' di piu' se sei un precog]; l'implementazione di questo algoritmo produce scarti: approssimazioni. E' in questo modo che la freccia del tempo rivendica consistenza. Ogni volta che inverti la direzione del tempo per uccidere tuo nonno e' lo stesso concetto di "tuo nonno" a divenire sfocato, approssimato e fino a che tu non sarai concepito resta impreciso anche qualcosa di cosi' familiare come "tuo" nonno. E' l'incertezza, l'ambiguita', l'improvvisazione a rendere consistente il tempo.
E su cio' non ho null'altro d'aggiungere.
La situazione nel futuro si complico' ulteriormente quando nel passato si decise che, con ogni probabilita', il futuro [per motivi di praticita'] si sarebbe disfatto della circostanza dello spazio-tempo. Quando il passato decise di stare al passo coi tempi inizio' proprio dallo spazio-tempo. La scoperta dello spazio-tempo fu accidentale e legata alle opere pubbliche [ma questo lo sapete gia']

C'e' stato quindi un tempo nel futuro in cui sarebbe potuto esistere lo spazio-tempo. Ma giunsero prima le grandi opere pubbliche [come il Big Bang, l'universo inflazionistico e la ripresa economica].
Non che l'ora esatta smise di far da traino alla vendita di telefoni cellulari sempre piu' tecnologicamente avanzati. Non che questo intacco' mai la fiorente industria di cartine geografiche. A voler essere precisi questo nel futuro non accaddra' mai. Piuttosto nel futuro di sovente mancano trampolini di predizione spazio-tempo [trampolíny predikce časoprostoru]. Questa e' la ragione per cui sognare il futuro e' divenuta pratica tanto complessa.
C'e' stato un futuro fiorente d'orologi e di carte geografiche in cui ogni essere umano fu foraggiato gratuitamente d'utensili per l'orientamento nello spazio-tempo locale, ristretto e contingente. Cio' permise al futuro di prendere le distanze dagli eccessi delle epoche precedenti, da un continuum temporale sovraccarico e continuo. "Bisogna sovrascrivere il registro di sistema" fu detto: cosi' il futuro si ridescrisse per discontinuita'.
Fu cosi' che l'umanita' tutta si ritrovo' per la prima volta di fronte alla prospettiva laica e sintetica della propria storia.
Tutti ne ricevettero una vera e propria boccata d'ossigeno a tal punto da debellare definitivamente ventolin e serevent. Ma nonostante tutto, financo l'estirpazione dell'asma, neanche questa volta, dicevamo, l'umanita' divenne migliore. 

Tutto ebbe inizio nel futuro prossimo [poco piu' che un presente] con l'interruzione dei lavori per la costruzione della linea C della metropolitana di Roma. All'inizio nessuno comprese il reale effetto di quest'evento sul futuro dell'umanita': sopratutto nessuno immagino' che essa avrebbe scatenato una guerra santa contro la geometria vettoriale.
Si disse in seguito, nel futuro del futuro, che la geometria era stata fino a quel momento fraintesa, che quelli del futuro bene avevano fatto a renderla illegale. Si disse ancora che la sua vera natura non era descrittiva quanto piuttosto deterministica, morale, in ultima analisi fu detto. La ricusazione avvenne sulla base di giudizi geometricamente viziati ancorche' dotati di modulo, direzione e verso.
Risulto' chiaro e quindi inaccettabile che la definizione dello spazio [e poi quella di tempo] potesse possedere un orientamento; la geometria risulto' nel suo complesso pregiudiziale e sopratutto temporalmente non consistente.
Ma occorre procedere con ordine. 

L'interruzione dei lavori per la realizzazione del tratto della metro C di Roma avvenne nel futuro prossimo con la promessa di ricapitalizzazione delle attivita' fino a quel momento svolte. Scavato s'era scavato, una complessa rete di cunicoli era stata ormai creata. Fu deciso che al posto della metropolitana sarebbe stato svolto un lungo tubo sotterraneo con miliardi di piccole derivazioni che l'avrebbero reso un'opera pubblica super capillare. Il tubo sarebbe "finito" in una immensa vasca di decantazione. Non fu subito chiara la sua destinazione d'uso ma si predisse che essa sarebbe ben presto emersa spontaneamente. E cosi' fu.
Il sito prescelto per la camera di decantazione fu il palazzo sotterraneo di Qin Shi Huang, in questo modo il tubo sarebbe divenuto un naturale affluente dei fiumi sotterranei di mercurio voluti dal primo imperatore della dinastia Qin. Ma ben presto i lavori di scavo da parte delle autorita' cinesi furono interrotti perche', in un raro slancio prefigurativo il cui significato non fu subito chiaro all'umanita', si disse che all'uomo non e' concesso di guardare dio negli occhi. Grazie alle amicizie tra il popolo italiano e quello sovietico e usando linee morte del gasdotto ucraino si decise allora che il tubo avrebbe raggiunto il lago subglaciale Vostok trasformandolo nella vasca di decantazione: poco piu' che un terminale. Il costo e la fattibilita' di quest'impresa non furono mai chiari, tuttavia la versione ufficiale del tracciato del tubo segnato sulle dettagliatissime carte geografiche del futuro indica a tutti gli effetti il lago Vostok come vasca di decantazione. Per perforare lo "ultimo miglio", [per cosi' dire visto che si trattava di 3.768 metri sotto la la calotta glaciale] ci vollero 30 anni e una speciale punta decontaminata [cryobot realizzata in zaffiro e acciaio] per evitare che sopravvivenze di spazio-tempo potessero accidentalmente penetrare in un bacino rimasto seppellito per 15 milioni d'anni producendo effetti esotici ignoti e dalle conseguenze instabili.
Altro non e' dato sapere [ad eccezione del fatto che nel passato attraverso metodi di prefigurazione temporale che diverranno chiari solo in seguito, fu dedicata a quest'impresa del futuro una serie tv chiamata appunto "Zaffiro e Acciaio"] e qui le visioni divengono men che mai poco chiare.

Senza dubbio il Tubo rese il mondo migliore.
Il Tubo era l'incarnazione dell'inconscio collettivo junghiano e al contempo rappresentava l'archetipo degli archetipi. Chiunque, in qualunque momento poteva esser sicuro d'esser prossimo ad una manifestazione del Tubo che amava manifestarsi al suo gregge come tombino nella piu' drammaturgica delle rappresentazioni di poverta' e rifiuto delle ricchezze terrene ["il Tubo e' francescano" qualcuno sostenne; "no!, e' Sufi" altri dissero "perche' assurgere al tombino significa dotarsi di momento angolare"]. Si poteva parlare al Tubo, confidare ad esso i propri peccati ricevendo un percepibile rigurgito d'assoluzione.
Si prese a condurre riunioni di condominio mediante il Tubo. Poi furono promosse elezioni nazionali mediante Tubo. Le Nazioni Unite si tennero col Tubo e le future elezioni mondiali potranno realizzarsi grazie al Tubo.
Venne benedetto il giorno d'interruzione dei lavori per la linea C della metropolitana di Roma. La ricorrenza sostitui' il natale e l'ascensione al cielo che vennero festeggiati lo stesso giorno. Il Tubo spiegava coerentemente il mistero della santissima trinita' e racchiudeva il segreto dei culti rivelati e di quelli non rivelati. Ad alcune estremita' del tubo furono ritrovati vangeli apocrifi. Benedetto sia il Tubo e i suoi profeti. L'atto di fede si tradusse nell'asserzione "non capisci il Tubo".
Il Tubo divenne il modello di comunione perseguito dalle religioni monoteiste e  invocare il Tubo non implico' piu' alcuna deturpazione mistico iconoclasta.
Ben presto il Tubo divenne creatore e profeta, corpo e spirito santo, fino a che tutti convergerono definitivamente sull'idea d'un panteismo corrugato.
Col Tubo scomparve l'evenienza dello smarrimento delle anime e quella dei solidi. Nulla era piu' perduto dato che sarebbe stato intercettato prima o dopo da una manifestazione locale del Tubo [tombino] finendo nella camera di decantazione. Nulla fu mai piu' trafugato [averi, tributi, eccetera]; tutto quanto si separava dal possessore in qualsivoglia circostanza s'elevava per definizione al Tubo cedendo la propria anima alla clemenza dei suoi mulinelli.
Da li a poco e proprio nella camera di decantazione iniziarono a manifestarsi esotici effetti temporali che in assenza del concetto di spazio-tempo furono chiamati, tanto per evitare fraintendimenti, miracoli. La giacenza nella camera di decantazione infatti non corrisponde ad alcun ciclo temporale a noi noto [un modello esplicativo solo approssimativo era fornito dalle Poste Italiane che anche nel futuro continuano ad incarnare il modello relativistico einstaniano]. Ad una pastorella il Tubo fece ritrovare un oggetto smarrito prima che fosse perduto.
Cosi' il Tubo inizio' ad invertire casualmente la freccia del tempo [ma nessuno se ne accorse dato che il tempo non esisteva] soppiantando le locali macchine del tempo allora in voga come la chirurgia estetica e gli antiossidanti naturali primo fra tutti il the verde.
Le cose precipitate nel Tubo non subivano alcuna retroazione temporale, simbolica o concettuale. Fu cosi' che fu ritrovato un mammut ancora vivo a cui il passato aveva arbitrariamente cambiato il nome in "elefante". C'era anche il triceratopo che quelli del passato avevano illegalmente ribattezzato "rinoceronte" e in Cina si rinvenne vivo e vegeto un antichissimo squalo vissuto 419 milioni di anni fa scomparso solo perche' stizzosamente ribattezato "entelognathus primordialis" da quelli del passato.
Questa catena d'eventi si sarebbe potuta interrompere col ritrovamento d'un pachicefalosauro un ornitisco marginocefalo dotato di poteri sonico/psichici messo fuori legge dai sacerdoti del culto del Tubo a causa dei blasfemi tubi amplificatori d'onde sonore contenuti nel suo cranio. Ma cio' non avverra' mai.
Nel futuro quindi nulla piu' subi' gli effetti progressivi del tempo e all'umanita' non rimase null'altro che il proprio futuro.

Non che il Tubo fosse immune da rappresaglie. Come ogni culto esso produsse anche la propria controparte armata di malvagie intenzioni e di farneticanti proclami. Il primo di molti tentativi di sabotaggio del Tubo fu diretto proprio contro la camera di decantazione il 15 febbbraio 2013 quando dal futuro del futuro del futuro si riusci' a deviare la traiettoria di una piccola meteora abitata da formiche e allosauri per dirigerla verso il lago Vostok sulla Terra. L'attentato manco' di poco l'obbiettivo facendo terminare la corsa dei detriti di meteorite sulla regione di Cheliabynsk negli Urali. Un frammento giunse fin nelle Marche guidato da un raggio laser. Ma questa e' tutta un'altra storia.
L'attentato di Cheliabynsk servi' anche a quelli del futuro e a quelli del futuro del futuro per comprendere a fondo una cosa di fondamentale importanza riguardante quello che un tempo veniva chiamato spazio-tempo: l'esistenza di ponti semiotico-gravitazionali [ribattezzati ponti greimas-einstein: frastico-gravitazionali] capaci di connettere diverse regioni dello spazio a morfemi un tempo tra loro inconciliabili cosi' da ottenere funzioni frastiche di campo che, se accompagnate da opportuna materia esotica, divengono consistenti con l'idea d'un portale che rimane aperto almeno per il tempo di passaggio di una funzione fàtica.
Fu cosi' che il futuro inizio' a comunicare con il  passato dettando le leggi per la propria edificazione. Cosi' come avvenne per l'umanita' allora, anche al passato non rimase null'altro che il proprio futuro.

In questo perfetto sistema non-temporale restava in vita un'insanabile contraddizione rappresentata dalla geometria vettoriale con i suoi vettori capaci di vanificare l'uni-verso [l'unico verso consentito alla direzione] che dall'ora [adesso] conduce senza fraintendimenti al futuro e che come tutti sanno si trova a destra [alla destra dell'osservatore] in ogni piano cartesiano. Venne vietato ogni punto di applicazione proiettantesi a sinistra e alla fine fu vietata anche la sinistra benche' a sinistra gia' non dimorasse piu' nessuno. 
L'inversione della freccia del tempo divenne definitivamente dominio del divino e null'altro avrebbe piu' attentato a questo primato.
Nell'universo tracciato dal Tubo la geometria appariva blasfema e illegale. Il solo lasciare intravedere un'ambiguita' nella direzione tracciata dal Tubo avrebbe condotto l'umanita' verso il baratro dicotomico. L'uni-verso avrebbe invece guidato verso il futuro, in quell'unico e non banale movimento dotato di senso.
Restava il problema del Primo Contatto: come comunicare per la prima volta col futuro del futuro? Come comunicargli che il futuro era pronto a recepire e a collaborare?
L'abolizione della versatilita' vettoriale costituiva anche in questo caso la soluzione [l'esca]. Dal futuro del futuro un giorno si sarebbero accorti che nel futuro nessuno s'addentrava alla sinistra di un punto di applicazione. Si sarebbero insospettiti e avrebbero indagato. Avrebbero prima o dopo tentato di forzare il blocco imposto al punto di applicazione e sporgendosi alla sua sinistra avrebbero intravisto un tombino connesso ad un lungo tubo. 
All'estremita' opposta avrebbero trovato il loro passato [il futuro] in fremente attesa di precise istruzioni su come edificare il proprio futuro [il futuro del futuro].
Si trattava senza dubbio della piu' riuscita opera pubblica di tutti i tempi: il contribuente aveva pagato per un servizio di metropolitana sotterranea e come corrispettivo stava per ottenere il migliore dei futuri possibili con annessa la scomparsa dell'asma bronchiale.
Ben presto emerse l'inoppugnabile tesi secondo cui il palazzo sotterraneo di Qin Shi Huang fosse l'antico terminale del Tubo di quelli del passato [del nostro passato]. Si disse allora che bene avevano fatto le autorita' cinesi a vietare gli scavi dato che il presente non era ancora in grado di migliorare se stesso contattando il proprio passato che con ogni probabilita' e' ancora li affacciato ad una delle estremita' dell'archeoTubo [cosi' ribattezzato] in attesa che qualcuno del nostro secolo s'affacci e legiferi sul loro tempo. E ancora molto attenderanno fino a quando il loro presente non diverra' il loro futuro e saranno loro stessi a porsi la domanda se legiferare su quelli del passato [ma qui le cose divengono un po' circolari].
Qualcuno si domando' quale fosse stata l'esca ideata da quelli del passato [per attirare l'attenzione di quelli del futuro] e in breve ci si accorse che il pianeta pullulava di segnali assolutamente non fraintendibili: le piramidi mesopotamiche, la macchina di Anticitera, il bigfoot.
In breve tempo tutti convennero sul fatto che il tentativo di bombardamento della camera di decantazione nel 2013 fosse il segnale che il primo contatto col futuro del futuro era avvenuto. I posteri avevano stabilito un contatto. Ovviamente il futuro del futuro non avrebbe legiferato mediante editti verbali ma si sarebbe manifestato per vie piu' sottili, metaforiche: per iperboli e flebili strutture semiotiche come le tavole della legge. Fu cosi' che i governanti presero a scrutare i segni del cielo e che oracoli e profeti tornarono di gran moda.

Ci sara' un tempo, un giorno, in un luogo collocato tra questo futuro e uno piu' remoto, in cui l'abolizione dello spazio-tempo portera' alla scomparsa della proprieta' privata e dei teoremi geometrici. I sostenitori del Socialismo preRelativistico individueranno un giorno nel calvisnismo vettoriale le radici del mercantilismo e del capitalismo, dell'autorita' e della famiglia in un impeto neoFrancofortese d'invettive contro il jazz [come dargli torto] e di anatemi contro la televisione, anche se questa da ormai molto tempo fosse definitivamente scomparsa e coerentemente espulsa dalla memoria collettiva; idealizzata e relegata a reperto museale in pochi frame naftalinizzati e venerati come piattaforme epistemologiche e narrative d'edificazione di tutta la cultura moderna: la puntata di Voyager sull'uomo falena e le repliche dell'epopea umana del Ritorno a Rivombrosa [ma questo lo sapete gia']. 

L'umanita' del futuro esprimeva il proprio incontenibile agio nel Tubo. Si vestiva d'esso: l'indossava. Un eccesso di futuro si preveniva facilmente mettendosi addosso piu' Tubo e svestendone a seconda dei casi. Speciali indumenti tecnici di Tubo furono forniti ai ciclisti necessitanti di superfici elastiche calde ma traspiranti. Fu cosi' che t [il tempo] fu efficacemente e coerentemente sostituito da t [il tessuto] restituendo [in una sorta di giustizia linguistica] lo strumento tecnico della trama [spazio-tempo] al comparto tessile a cui i fisici del passato l'avevano sottratta. 
Narrare qualcosa dotata di trama significo' allora dispiegare uno scampolo, tutt'al piu' misurabile con un bel metro in legno in dotazione alle sartorie d'un tempo, cosi' da rendere il tempo misurabile [fungibile] in termini spaziali. Da allora il futuro pote' addentrarsi nella trama temporale solo per mezzo di viscosi tensioattivi contenuti nei detersivi per indumenti delicati e la storia venne sostituita dalla pratica del prelavaggio. Casi storici particolarmente delicati vennero definitivamente risolti utilizzando l'anticalcare e un buon ammorbidente [ad una temperatura non superiore ai 30 gradi] e la storia dell'umanita' subi' un ciclo di lavaggio lungo a 40 gradi con annessa centrifuga in elettrodomestico di classe A.  
Nella trama tessile nulla accade a mezzo di qualcos'altro. Non c'e' principio di causalita' ma tutt'al piu' pretrattamento [mai vero trattamento e men che mai sceneggiatura].  
In questa intuizione sulla vera natura della trama  a farne le spese furono le Poste Italiane sostituite da una catena di lavanderie. Fu solo allora che la consegna dei plichi divenne una scienza esatta.  
Ovviamente la trama tessile necessitava di punti di campionamento intermedi proprio come un tempo, il tempo, aveva posseduto una segmentazione sulla base della ventiquattresima parte del giorno solare medio. 
La trama tessile per sua natura possedeva le [ttaglie come punti intermedi e l'adozione di questi sembro' risolvere anche l'antico problema della variazione annuale del giorno solare data della velocità angolare della Terra che ruota con orbita leggermente ellittica attorno alla propria stella. Fu cosi' che le taglie presero il posto di secondi, minuti, ore, giorni, anni, infinito e eternita'. 
"Calzo una comoda... " sostitui' l'oscurantismo d'una affermazione come "naqui nel...". Fu abolito il passato, ancor piu' quello quello remoto e ben presto anche il participio. Il metro da sarto entro' legittimamente a far parte di tutte le simbologie massoniche sostituendo il regolo calcolatore.  
In un momento topico del vostro futuro un programma di centrifuga poco adatto ai capi piu' delicati condusse dalla sovrapposizione dello spazio al tempo alla loro totale miscelazione avvenuta, forse per errore, in assenza dei provvidenziali fogli assorbi-colore. Rosso e blu si fusero indistinguibilmente e l'umanita' dovette rinunciare per sempre al divertente effetto doppler. 
Ci volle un decreto per ristabilire una soglia minima di spazio privato il cui attraversamento non avvenisse sulla base del tempo. Per legge ogni individuo doveva possedere un proprio spazio istantaneo esperibile nel tempo di Planck. Lo spazio deputato a contenere la coscienza. Nonostante tutti i fondi finanziari del futuro fossero destinati alla manutenzione del Tubo e alla legge di stabilita' del Tubo, furono investiti fondi nella costruzione di molte camere Kirlian capaci di rintracciare lo spazio privato d'ogni essere umano. Senza esitazione esso fu reperito nell'intercapedine esistente tra la pelle e il capo indossato. E' per questo che in tempi di rigore economico le genti del futuro indossano tutine aderenti mentre i mantelli sono solo una licenza poetica. Spazio d'Elaboraziobne Epidermica fu definito e preposto all'elaborazione istantanea della coscienza e all'igiene personale: spazio della crescita interpersonale e dei rapporti scevri da germi. 
Fu cosi' che l'interno del corpo divenne parte del demanio pubblico e reso disponibile per nuove funzioni pubbliche inerenti il funzionamento del Tubo come la creazione del compost, la produzione di brodo per il dado industriale e la gestione amministrativa della complessissima rete topologica sottesa al Tubo. 
Pericolosamente l'epidemia di taglie personalizzate produsse l'idea di differenti stati temporali del Tubo. L'idea che il Tubo aumentasse la propria circonferenza in alcuni tratti era di per se' blasfema e irriverente è il Tubo non poteva essere obeso. Il Tubo non ingurgitava come un porco. Nessuno poteva ragionevolmente sostene l'affermazione "porco Tubo"]. Ben presto fu imposta la monotaglia; ed eccoci pervenuti alle tutine elasticizzate del futuro del futuro indossate sempre e non solo in tempo di ristrettezza economica: vera e propria cifra stilistica e deontologica del futuro. 
D'altro canto se nel futuro del futuro si utilizzavano tutine elasticizzate, penso' scaltramente il futuro, una ragione ci deve pur essere. "Quelli del futuro ne sanno una piu' del diavolo", si disse. "D'altro canto loro nel futuro ci sono arrivati"; si ebbe la tracotanza di sostenere. "Noi e' da vedere se ci arriviamo"; non ci si pote' esimere dal concludere. 
Erroneamente si penso' che lo snellimento corporeo fosse funzionale all'estetica delle tutine. Fu cosi' che il futuro indusse una grave crisi dei consumi [anoressia di stato] che condusse letteralmente alla fame miliardi di persone. L'operazione fu concordata e ben pianificata. L'esigenza era quella di ridurre l'umanita' ad una elegante monotaglia piu' consona alle tutine. Solo in seguito [e non dopo l'epurazione di milioni di persone avvenuta per fame] la soluzione dell'elasticizzazione prese il posto della fame. 
Fu proprio l'irresistibile prospettiva delle tutine elasticizzate ad indurre il futuro a rompere gli indugi e a porsi al servizio del futuro del futuro.
Fu cosi' che al futuro, proprio come era gia' avventuto al passato e ancor prima all'umanita', non rimase null'altro che il prorio futuro.     
Ben presto le persone smisero di morire e ancor prima di nascere e il dramma fenomenologico dell'esistere nella gettatezza fu sostituito con quello non meno doloroso dell'indossare.
La camera di decantazione collocata nel lago subglaciale Vostok rese l'umanita' irreversibile ed esteticamente ineccepibile. Tutti iniziarono a vestire con gusto e con classe e alla fine anche le carte geografiche vennero sostituite da cartamodelli reperibili in edicola assieme alle collezioni di miniature di macchine movimento terra e orologi [ormai] da collezione.

Linea di Ritardo Predittivo fu definito e divenne l'archetipo d'una procedura politico-amministrativa che rimarra' nei libri di storia del futuro del futuro. Il principio era molto semplice: si sdoppiava la linea temporale che dall'oggi conduce al futuro e si ritardava di qualche ora l'originale. S'aveva cosi' il tempo d'agire su questo prima che tutti lo esperissero. Fu cosi' che l'umanita' si ritrovo' a vivere in differita il proprio presente posticipando il "qui e ora" di due ore rispetto alla pubblica amministrazione. Negli atti quotidiani non cambiava formalmente nulla; fu ancora possibile darsi un appuntamento e scegliere coscientemente d'arrivare in anticipo oppure in ritardo. Fu la weltanschauung ad agire in un tempo parallelo, accomodabile, migliorabile secondo i dettami del futuro del futuro. Si gettava cosi' un ponte greimas-einstein con un presente differito in cui i lessemi erano liberi di spostarsi in dimensioni prima non raggiungibili. La politica pote' smettere di smentire e di rettificare. Ogni affermazione pronunciata "ora" andava accordata con il "poi" e quindi postdefinita. Le cose presero a cambiare nome e nomenclatura laddove nel cielo e negli elementi si manifestasse un volere diverso da parte del futuro. Da questo punto inizio' l'edificazione d'un nuovo futuro del futuro: quello perfetto. E infatti: che vantaggio c'era nel vivere nel passato se non si poteva edificare il futuro? "Tanto valeva allora spostarsi tutti nel futuro" si disse. 
L'argomentazione fu cosi' convincente che l'umanita' fece coscientemente un passo avanti e si sposto' nel futuro. Dal futuro del futuro s'inizio' a legiferare sul proprio passato [il futuro] e cosi' via in un'interrotta catena di progressioni su cui francamente non ho piu' nulla da dire. 

Digressione

Eppure se un po' d'anni fa pensavi agli aeroporti, ai piloti e alle hostess appariva subito evidente cosa fosse il futuro. Cosi' si spiega il motivo per cui quando il futuro lo guardi da lontano t'accorgi che e' meglio che starci dentro. 
Ma poi anche il popolo s'accorse del futuro [anche se non se n'era mai interessato prima] e lo volle abitare: anzi tra quelli che ho conosciuto il popolo e' tra tutti il piu' impaziente di volerlo fare. Lo colonizza e ci si arreda un bel mutuo che gli tracci la strada sicura verso il domani. Avido di domani e' il popolo.
Cosi' le sale d'aspetto degli aeroporti si sono trasformate nelle aree d'attesa dei bus per Vetralla: pensiline fatiscenti, monitor spenti, trolley con falcata eccentrica, informazioni erronee e carenti. 
Un tempo quando atterravi a Roma potevi apprezzare la regressione alla preistoria. In quel tubo volante foderato di plastica e suppellettili sopravvissute all'utopia futuristica jet set, tutti erano belli, slanciati e cortesi. 
Poi prendevi il trenino dall'aeroporto e il jet set iniziava a disgregarsi. Il futuro si sbrindellava. Fermata dopo fermata s'era rarefatto e alla fine era tornato nel futuro. I volti diventavano meno aerodinamici, la parlata meno esperanto; i tessuti meno canapa. Tu avevi il tempo d'abituarti e potevi, chissa' un giorno, progettare con impegno di incontrarlo nuovamente il futuro. 
Poi c'era Termini dove t'accorgevi d'aver scavallato di girone. C'e' il popolo che t'aspetta a Termini. C'e' il futuro a buon mercato del popolo a Termini. Magari voi non ci fate piu' caso, ma a Termini c'e' sempre qualcuno che non conosci che t'aspetta. C'e' sempre un futuro un po' grossolano che fa capolino. Puoi scendere a Tiburtina ma ci trovi il popolo di Termini e il suo futuro che t'aspettano.
Era stata comunque una discesa graduale: un ritorno indietro nel tempo. 

Ma poi al futuro ci siamo arrivati. C'era d'aspettarselo. Era solo una questione di tempo. Si entra dalla porta dove alberga il futuro e quando ci sei dentro a pieno titolo ti ricordi d'aver pagato un prezzo e per un servizio low cost
Il progresso s'e' perso nelle disordinate e gonfie giacche cartarefrangente del personale di terra, nella seduta stretta e nei poliziotti di dogana che ti fanno passare al metal detector pure se c'hai le bretelle coi ganci in ferro.
C'e' da sperare che quando il popolo arriva al futuro esso abbia fatto in tempo ad andarsene.

Episodi precedenti

Episodio 3Opere pubbliche
Episodio marginaleFesticciuola dei robot giocattolo

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