giovedì 14 novembre 2013

Pensare oltre la biosfera - di Cobol


PRIMO STADIO: pensare da nuovi umani

Il training psicofisico della nuova umanita' raccoglie l'eredita' cosmista dell'atletismo proletario per il progresso interplanetario e per l'astronautica civile. Lo fa ponendosi il primo obiettivo d'affrontare la distanza che separa Terra da Marte prima e Europa dopo. Lo fa come atto fondativo per la futura ricerca di pianeti extrasolari da rendere a tempo debito abitabili.
Ma a questo primo stadio tutto e' prioritariamente questione di innestologia fondativa: inserire nel cranio un cervello reattivamente post terrestre.
Il programma minimo deve prevedere:
1) svincolarsi dalle certezze offerte dalla forza di gravita' [dal suo abituale rapporto con la massa, utilizzando tutte le macchine antigravitazionali a nostra disposizione come sedie, tavoli, molle, acqua, scale, reti e materassi]; 
2) svincolarsi dalle forze vincolari [dalle modalita' prevedibili con cui esse retroagiscono, sperimentando con sostanze e superfici a bassa viscosita', leve e rotelle];
3) svincolarsi dall'autoaccertamento del piano e dello spazio cartesiani [almeno una volta al giorno, collocandosi in spazi senza punti di riferimento fisici (bui o subacquei) e psicologici (convenire forzatamente su argomentazioni futili e non adeguatamente argomentate) o piu' semplicemente derivando in uno spazio ignoto fino a perdersi definitivamente];
4) svincolarsi dall'apporto di proteine animali [la dieta vegan e' quella piu' ovvia da replicare nonche' l'unica in grado d'indebolire l'ambizione del dominio dell'animale sull'animale]. 
Complessivamente: prepararsi analiticamente a fenomeni di tipo non lineare ed intermittente.

SECONDO STADIO: pensare da cosmonauti

C'e' una profonda differenza tra un astronauta e un cosmonauta: il primo e' un libero imprenditore del coraggio, il secondo un adepto operaio del progresso interplanetario. 
E' in questa affermazione che lo spazio si conferma ostile all'ambizione bellico mercantilista.  
Perche' l'esplorazione dello spazio sara' un fai-da-te aerospaziale, oppure non sara' affatto.
Perche' non sara' chi aspira a segregarci militarmente su questo asfittico pianeta a consentirci di liberarcene. 
Perche' le basi dell'epopea spaziale sono inscritte nella comunita' umana e nella sua vocazione al bricolage artigianale.
Perche' gli avversari sono preparati a respingerci se intraprendiamo azioni per entrare ma in pochi sono attrezzati a respingerci quando ci vedranno uscire. 
Perche' un cosmonauta e' tale anche se nel suo ciclo di vita non oltrepassera' mai la biosfera terrestre ma non puo' dirsi tale se non si predispone al suo superamento.
Perche' nessuna definizione rigorosa di vuoto separa ognuno di noi dalla regione piu' lontana dell'universo. 
Perche' per esser cosmonauta ci si allena ogni giorno.
Rimbocchiamoci quindi le maniche per risalire il cielo: trasformiamoci in talpe che scavano cunicoli verticali.

TERZO STADIO: esercitare la propria avversione verso la dialettica endoplanetaria

La fine della dialettica Terra/spazio inizia qui:
1) esercitare avversione per il senso di realta': non avro' mai piu' i piedi per Terra.
2) esercitare avversione per i sistemi di riferimento inerziali: per quanto d'ampi ne possiate fissare io ne scovero' di piu' estesi.
3) esercitare avversione per il percorso cinematico finalistico: non mi faro' lanciare da nessuna parte. 
4) esercitare avversione per il mutamento prefigurato: alla luce delle mie conoscenze attuali dichiaro fin da subito d'accettare tutte le modifiche che lo spazio produrra' sul mio corpo in nome del progresso della civita' post terrestre. 
5) esercitare avversione per le profezie spaziali: non aderiro' al vostro progetto perche' lo spazio e' un luogo troppo esteso perche' di progetto se ne sviluppi uno solo.
6) esercitare avversione per la fondazione: non mi fermerete mai perche' lo spazio e' un luogo troppo esteso perche' io resti piu' d'una generazione necessaria a ripartire.
7) esercitare avversione per l'intraspecificita': sappiate che non appena mi sara' possibile imbastardiro' il nostro dna.
8) esercitare avversione per la topologia cosmologica: nessuno decidera' per me quale forma ha l'universo; nessuno decidera' per me, una volta partito, da quale direzione faro' ritorno.
9) esercitare avversione per le nicchie ecologiche codificate: rivendico gia' da oggi il diritto a vivere in un'enclave ecologicamente alterata, se vorro', a mia immagine e somiglianza.
10) esercitare avversione per lo spazio: nello spazio c'e' poco spazio abitabile. Fin da subito rivendico, come mia unica proprieta', una suit spaziale equipaggiata per operazioni extraveicolari. 

QUARTO STADIO: addio alla Terra

La trasmigrazione verso altri pianeti e' un atto ecologico dovuto. Si termini quindi di pensare l'allontanamento dal proprio pianeta natale come evento drammatico. Occorre pensare su scale spaziali e temporali piu' ampie e progettuali. Occorre alienoformare il pianeta Terra al fine di renderlo un laboratorio biologico ostile: un esperimento da migliorare e replicare piu' e piu' volte da prima sui candidati del sistema solare [Europa e Marte] e poi su pianeti terrestri extrasolari.
Basta attendere una catastrofe proveniente dallo spazio: procuriamocela!
Annullare questo pianeta, raderlo a suolo, riprogettarlo piu' evoluto, geometricamente meno banale, con colori differenti: far cromaticamente quel che e' meglio per se stessi e per i propri sensi.
L'epopea spaziale e' un atto di vigore rivoluzionario e la rivoluzione non ammette nostalgie ad eccezione di quella per il domani.
L'addio alla Terra potra' prodursi solo a partire dall'illuminata disaffezione per essa, dalla sua ricollocazione spaziale come piattaforma girevole da cui spiccare il primo [ed eventualmente] reversibile volo. 
Occorre manipolare il pianeta in nome di un'estroflessione fisica e mentale.
Scavare il cielo per creare un tunnel: la politica dello spazio resta quella gia' intrapresa dalle talpe verticali.
Innalziamoci a talpe quindi.

QUINTO STADIO: sottrazione

Sottrarsi programmaticamente alla vita quotidiana. Basta con le distrazioni! 

SESTO STADIO: oltre la biosfera  

L'inganno che ha soggiogato l'umanita' negli ultimi trent'anni si chiama esobiologia. Ci ha tenuto nascosto che altri modi d'intendere la vita non solo sono possibili ma anzi necessari. Ha definito estremofilo tutto cio' che si allontanava da forme ecologicamente predette e prevedibili. L'esobiologia si e' cosi' trasformata in un'arma di disillusione di massa nelle mani del capitale endoplanetario.
Ma gli estremofili siamo noi con la nostra caparbieta' a pensarci immodificabili, non infinitamente ricollocabili e riconfigurabili. 
Occorre pensare oltre la biosfera: sviluppare tecnologia in grado di riquantizzare le orbite dei pianeti; smettere di ragionare in termini di zone d'abitabilita'.
Cio' significa piu' profondamente piegare l'ergonomia all'uomo e non piu' l'uomo all'ergonomia. 

Perche' tracciare la posizione di nuovi esopianeti dev'essere l'inizio del domani o il domani non ci sara' affatto. 

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