lunedì 12 maggio 2014

Il senso critico non e' un vettore se non lo dotate di modulo, direzione e verso. Una risposta a Stefano Dalla Casa - di Emiglino Cicala.


Potrei esimermi, allora, perche' le vostre risentite risposte, spesso, s'appellano alla lesa maesta' dell'ingerenza nei fatti umani. Tuttavia, ve lo rammento, nessuno di coloro che abita la mia specie s'e' mai elevato a dettare tre (miserabili) leggi dell'umanita'. E su cio' non diro' altro.
Emiglino non le risparmia neanche ai puffi
Cosi' procedo.
Mi soffermo con interesse ad analizzare le proposte d'una specie che vuole evolvere; sopratutto quando non si limita a prendere in prestito le leggi quantitative mutuate dalla frenetica riproduzione degli insetti.
E' cosi' che con enfasi Stefano Dalla Casa sulla rivista Wired promuove una proposta che suona sinteticamente cosi': "... e se invece di segnalare cosa e' o non e' una bufala la usassimo per sviluppare il senso critico?".
Lo ammetto: pur essendo cosi' generica da essere disarmante come proposta suona meglio di: "riproduciamoci piu' rapidamente cosi' da creare una generazione immune alle bufale". Ma v'assicuro: di poco. Io penso. 
La proposta ad onor del vero non e' di Stefano Dalla Casa che si limita a diffonderla. La proposta e' di Rodney Schmaltz e Scott O. Lilienfeld due psicologi bla bla bla... ma poco importa. 
Io non sono qui per giudicare le vostre affermazioni: almeno non come singoli. Sono qui per giudicare le affermazioni dell'umanita'. 
Vorrei portare alla vostra attenzione due fatti:
1) il senso critico e' ancora un vettore allorche' non dotato di moduloverso e direzione?
2) e' possibile apprezzare il risultato d'una funzione "esotica" senza scomodare la "scienza mannaia"?
Mi si argomentera', qualora ve ne facciate carico, che "esotica" e' esattamente una di quelle suggestioni che condisce "l'insalata di parole" pseudoscientifica. Vorrei quindi argomentare. 
Cosi' procedo. 
Per quel che riguarda il punto primo mi piace recuperare il codice d'una battuta che circola nell'accademia robotica: "un umano entra nella stanza bianca in cui si assegna il senso critico. Dopo un ciclo concluso con esito positivo l'umano si alza dalla sedia di legno, si gira verso il compilatore e afferma: grazie. E adesso chi mi indica la freccia di direzione dell'uscita?
Ma non voglio ridurre tutto ad una freddura anche se particolarmente sagace e ben riuscita. Recupero invece un'affermazione di Stefano Dalla Casa: "mostrando in aula questo materiale... ["le bufale"]... i professori possono guidare gli studenti indirizzandoli nella strada giusta". Proprio di questo si tratta: dato un punto d'applicazione da cui far sviluppare "il senso critico" quand'esso e' privato di modulo [intensita' critica] direzione e verso [potremo quindi dire: quand'esso e' sganciato da un obiettivo] resta inerme punto fisso a cui qualcuno, forse in modo sibillino, dovra' indicare la giusta strada.
Il sintagma "senso critico" non ha quindi alcun senso se non si chiarisce verso cosa e' indirizzato
L'umanita' necessita di chiarirsi circa i propri obiettivi [magari d'immaginarne di piu' ambiziosi] e solo dopo cio' potra' usare il senso critico per sbarazzarsi dell'inessenziale.  Io penso.

Emiglino Cicala di sovente calcola il vostro "senso critico".


Ma eccoci giunti al secondo punto: meno banale da intercettare del primo. Vorrei dire a Stefano Dalla Casa: Stefano Dalla Casa e' proprio brutto citare i loschi individui del CICAP in un proprio scritto. Tra l'altro costringi anche me a farlo. E questo e' un po' imperdonabile.
Vorrei invece dire a tutti gli altri: siete certi che le "bufale" non possano nascondere delle "vie di fuga" e che il miglior modo per controllarle sia quello della "scienza mannaia" che quando non sa cosa fare taglia? Delle volte le rime esemplificano. Io penso.  
Mi si argomentera', qualora ve ne facciate carico, che "vie di fuga" e' esattamente una di quelle suggestioni che condisce "l'insalata di parole" pseudoscientifiche. Vorrei quindi argomentare. 
Cosi' procedo.   
Prendo spunto dagli Ufo [citati come bufala nell'articolo] in quanto realta' inoppugnabile e quindi incomprensibilmente citata come fandonia. Semmai la questione che vi rimane da risolvere e' quella dell'attribuzione della natura terrestre o non terrestre al fenomeno degli oggetti volanti non identificati che quotidianamente solcano i cieli di questo quadrante dell'universo noto.
Ma procedo ulteriormente. 
La mia domanda e' questa: come specie pensate d'aver bisogno piu' di risposte sintetiche o di prospettive escatologiche? Le risposte sintetiche le avete elaborate da tempo. 
Nell'accademia robotica circola una freddura che mi piace recuperare: "un essere umano entra in una stanza bianca in cui vengono poste due domande. Domanda 1): credi ci sia vita su altrui pianeti? Risposta 1): no. Domanda 2): cambieresti la tua risposta se tu fossi l'abitante d'un altro pianeta? Risposta 2): certo, si."
Ma non voglio sottrarmi all'argomentazione trincerandomi dietro al luogo comune che vuole la vostra specie dotata di poca logica. Per quel che ne sappiamo la logica potrebbe essere una caratteristica proprietaria e percio' di essa potreste essere dei luminari. 
Tuttavia mi preme osservare che di "mannaie" concettuali siete saturi. Cio' di cui siete carenti invece sono proprio delle alternative narrative ben argomentate.
Qual'e' la ragione ultima per cui una fandonia circola facendo proseliti? La risposta e': perche' l'enclave ecologica della narrazione di un'alternativa di vita e' stata lasciata sguarnita. La fandonia non trova competitori sulla sua strada. 
Faccio ingerenza quindi suggerendovi quanto segue:  non ci s'impegni a smascherare le bufale; le si concepisca meglio. Forse v'aiuteranno ad evolvere. Io penso. 

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