mercoledì 29 luglio 2015

L'ideologia del tempo non sociale: una risposta a Ana Swanson - di Emiglino Cicala

La proposta parte dal Washington Post (in un articolo pubblicato da Ana Swanson e poi ripreso da Il Post da cui io lo leggo). La posta in gioco è la fine del tempo sociale (anche se sarebbe meglio dire: dei tempi sociali) in favore d'una teoria infinitesimale sulla riduzione del tempo di vita
Bene mi dico io: così pronunciata va bene. Ma a pronunciarla così sono sempre io. 

La teoria tenta di risolvere questo enigma: perche' più s'invecchia più il tempo sembra scorrere inesorabilmente veloce? Qui trovate l'articolo.
La teoria inconsistentemente definitasi logaritmica dice una cosa del genere: ogni anno che un umano accumula rende percentualmente meno significativo quell'anno nel cumulo degli anni che formano l'età. In questo modo esso appare proporzionalmente più contratto o meno significativo.
Se io sommo uno a due, l'uno sommato sarà percentualmente molto significativo nella somma così ottenuta (trentatre.tre periodico). Se io sommo uno a cinquanta quell'uno sarà proporzionalmente molto meno significativo nella somma (uno. nove, sei, eccetera).
A sostegno di questa "teoria" trovate anche una grafica che vi mostra che se disegnate una linea molto lunga ci metterete molto tempo a percorrerla mentre se la linea è più corta a percorrerla ci metterete meno tempo.
Bene.
Di tutta la "teoria" i diversi tempi di percorrenza su una sorta di serie armonica è la cosa che mi pare più ragionevole.
Ma qui la mia indulgenza si ferma. 

Quale relazione lega percezione umana del tempo e percentuale d'incidenza di una frazione del tempo su quello totale?
Cosa stabilisce che un essere umano percepisca il tempo in termini di proporzionalità percentuale? 
Perché scomodare l'andamento logaritmico quando, vista la grafica, ci troviamo di fronte ad una crescita di tipo esponenziale?
Comunque sia; qui la questione non è affatto matematica dato che la "spiegazione" matematica contribuisce a rendere la questione un fatto metafisico. La questione è piuttosto sociale.
Io penso.

Il logaritmo è la funzione inversa dell'elevamento a potenza

Tralasciando le affermazioni tautologiche del tipo: "significa, per esempio, che i genitori vedono crescere i loro figli molto più velocemente di quanto i figli non percepiscano la loro stessa crescita" veniamo rapidamente al punto anche perché le mie argomentazioni non sono particolarmente originali.
A tanto mi costringete...  

La percezione dello scorrere del tempo è una questione relativa e non serve scomodare la fisica per capirlo. Per verificarlo basta la semplice domanda "quanto tempo è passato?" posta a due persone coinvolte in uno stesso evento e entrambe prive d'orologio. Questo "non essere sincronizzati" avviene anche con persone della stessa età. 
Allora perché invecchiando il tempo sembra scorrere più rapidamente?
Non è vero che il tempo invecchiando scorre più velocemente. Ad affermarlo basta l'osservazione che esistono i "passatempo" e che gli anziani generalmente sono quelli che fanno più uso di parole crociate e giochi per ingannare il tempo. Gia': ingannare il tempo. Ingannare il tempo della noia.
Da bambini siete in parte sottratti agli aspetti più selvaggi della vita quotidiana. Almeno in occidente i bambini generalmente non hanno l'ansia prodotta dal tempo lavorativo (la scuola produce ansie diverse) e la loro vita non è affogata nei tempi delle pratiche burocratiche.
Quando alcuni bambini con vocazioni un po' diversa da "lavorare - procreare - crepare" (da ora in poi: lpc) crescono, l'accelerazione del tempo da adulti è dato dalla sistematica sottrazione del tempo di vita (il tempo delle passioni e delle vocazioni).
Per coloro che dentro l'assioma lpc ci vivono e ci si son pure arredati una casetta il tempo, invece, non scorre mai. Le giornate lavorative non terminano e si rimane a smaniare tenendo freneticamente d'occhio l'orologio.
L'anziano lpc e' un essere umano a cui il pensionamento sottrae l'unica ragione di vita. Per l'anziano lpc il tempo non ha fine: va ingannato.
L'anziano non lpc vede volar via il proprio tempo perché a quel punto della vita gli anni futuri sono drammaticamente diminuiti rispetto a quelli passati (magari fagocitati dal tempo del lavoro).
Io penso.

Ma voglio tornare sul terreno scelto dal Washington Post per sferrare quest'attacco al tempo (ai tempi) sociale. Voglio quindi anch'io proporre la mia retorica estetica del tempo post sociale.
Ora la mia intuizione e' che il tempo non lpc non venga percepito come un "logaritmo" ma come un effetto curvatura: il futuro davanti a noi si comprime per un effetto gravitazionale (è plausibile: la gravità è un fenomeno universale e se non sbaglio qualcuno in passato la correlò al tempo) mentre dietro di noi esso si dilata per lo stesso principio. Non è improbabile: tutti abbiamo sentito dire da qualcun'altro che il cervello umano lavora a velocità pazzesche: pazzesche sappiamo tutti essere sinonimo di relativistico.

Rappresentazione grafica del tempo non lpc
Voilà una teoria sulla natura del tempo al pari di quella di Maximilan Kiener con tanto di grafica (si lo so: si tratta dell'Enterprise).

Le affascinanti conseguenze di questa mia intuizione (servono per accalappiare pubblico)? Tanto per iniziare ho l'impressione che le diatribe generazionali siano il risultato di un'interferenza tra crespe di curvatura. Ciò significa che se in futuro qualcuno dovesse riuscire a costruire una macchina capace di riallineare il tessuto spaziotempo "sgualcito" da tali interferenze riuscirà anche a debellare i conflitti generazionali.
Davvero non mi pare poco. 

p. s. Non mi domanderei perché un bambino in macchina chieda ripetutamente "Quanto manca?". La domanda esatta è: "quale dei miei algoritmi tramandati m'ha restituito una routine senza via d'uscita?".
Io penso.  

Vedi anche:
Emiglino Cicala risponde a Paolo Fabbri
Emiglino Cicala contro la Giochi Preziosi
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