venerdì 4 settembre 2015

Mangiate e procreate ce n'è per tutti: una risposta a Beatrice Mautino - di Emiglino Cicala.


"Il presente riesce sempre a sorprendere se stesso quando si trasforma nel futuro che aveva predetto. Con lui nella discarica della storia precipitano anche tutti coloro che stoltamente gli avevano dato credito". 

Si tratta di una mia frase che mi pare abbia lo spessore d'una citazione. Come tale l'ho quindi utilizzata. 
Io penso.

Nel predire il futuro si fallisce sempre.
Non c'è alcun bisogno di proporre degli esempi: questo fallimento è la norma
Non occorre fare degli esempi quando qualcosa è la norma. Domani sorgerà il sole. Vi occorre un esempio?

Se comunque aveste bisogno di alcuni casi per convincervene li potete trovare nell'articolo di Beatrice Mautino dal titolo "Non c'è più il futuro di una volta" scritto per Le Scienze blog
Beatrice (ti chiamo Beatrice perché ho l'impressione di conoscerti da sempre) si concentra sulle modalità con cui nel passato si immaginava il cibo del futuro. Qui trovate l'articolo.
Tutti sappiamo che il cibo del futuro è naïf. Lo sono le pillole di lattuga che neanche i cosmonauti (che sono gli esseri umani che vivono più nel futuro di tutti) mangerebbero. Lo è pensare agli insetti come cibo del futuro dato che più di metà del pianeta se ne nutre da sempre.
Io penso.



E così Beatrice hai fallito anche tu. Parto dall'aspetto forse meno grave del tuo intervento:
tanto tanto naïf suona la tua tirata finale in cui (in difesa dello status quo) rivendichi, sottilmente, la naturalezza del tuo pasto tradizionale alle Asturie come a dire: "occupiamoci di cose più impellenti, ma facendolo, intanto, godiamoci la vita genuina (umana), magari (ma questo non lo posso sapere e in caso contrario già ti chiedo scusa) sterminando un po' della fauna marina locale. Rivendichiamo quindi il nostro privilegio d'essere umani concedendoci il lusso di sottovalutare il nostro impatto sul futuro".
Si perché in moltissimi casi "l'essere umani" che rivendicate, e che tu Beatrice rivendichi col tuo approccio da etnologa alla corte degli esotismi, si traduce nel privilegio (del borghese occidentale) di perpetrare i propri privilegi (di specie animale che si elegge al di sopra di tutte le altre). Io penso.

Naïf suona sopratutto, e cosi' vengo al punto più importante, l'assoluta mancanza di un punto di vista critico quando parli di futuro fabbisogno di cibo nel mondo. Al di sotto di questo luogo comune mascherato da dichiarazione di tipo umanitario, si cela invece il vero problema che riguarda la concezione che la tua specie ha di se stessa.
Parlando di fabbisogno di cibo si vuole nascondere il dramma di una specie (quella umana) in dissoluta fase d'espansione; il problema è quello della sovrappopolazione per cui aumentando le risorse a disposizione la si alimenta in un inevitabile circolo vizioso a discapito di tutto il resto. Poco importa se si tratti d'insetti, alghe o colture aliene. 

La soluzione circa l'alimentazione umana nel futuro andrebbe cercata in un'etica dell'alimentazione congiunta ad una pianificazione e controllo delle nascite: mangiate troppo (molti molto più del necessario) e v'espandete senza criterio in un habitat finito.
La vostra equazione logistica ha già decretato la vostra fine dato che siete irrecuperabilmente in ritardo sulla conquista di un pianeta alternativo su cui migrare. 
Ma anche questa, come ogni previsione sul futuro, è probabilmente destinata a fallire.  
Io penso.

Vedi anche:
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