venerdì 16 febbraio 2018

Tutti gli scabrosi segreti dell'ipnotismo - di Cobol


Accadeva ormai qualche anno fa che nel mercato romano di Porta Portese nell'area dei giochi per bambini di via Ettore Rolli ogni domenica i Rom allestissero il proprio spazio di bancarelle (per lo più teli a terra) in cui vendere gli scarti e gli stracci della contemporaneità. Un'attività tra le altre cose utile come pratica di riciclo da sempre osteggiata a Roma (nonché a dare a quelle famiglie un'opportunità di sostentamento). Al di là dei motivi istituzionali a Roma (ben prima che il decoro divenisse un'esigenza spirituale) il riciclo della merce ha sempre puzzato di povero. Puzza ancora oggi di povero l'andare in bicicletta a Roma, il buttare un occhio nei cassonetti e il chiedere lo sconto agli esercenti. Nello stesso periodo però e da molto tempo prima a Bruxelles, ad esempio, una volta a settimana le persone mettevano fuori casa oggetti funzionanti ma a loro non più utili. In quel giorno ti fai un giro per la città e magari trovi il frullatore di cui hai bisogno o il trasportino per il gatto che altrimenti avresti dovuto comprare. Un po' quello che oggi accade sui social network con gruppi specializzati che però grazie all'intermediazione del web divengono per lo più infrequentabili e comunque, almeno io, non riesco mai ad aggiudicarmi nulla assumendo, l'offerta di oggetti di scarto, una dimensione globale e non più accidentale e episodica. E comunque vuoi mettere farsi una passeggiata per la città è imbattersi in ciò che hai sempre desiderato e poterlo prelevare gratuitamente (pure facendo un piacere a qualcuno) o aggirarsi per i mercati dell'usato piuttosto che stare davanti allo smartphone in attesa che qualcuno regali qualcosa che t'interessa. Che palle. Per carità sarà pure più decoroso ma che palle...
Comunque qualche anno fa il riciclo era ancora più da povero di oggi... con la grande ipocrisia però che il mercato Rom era assiduamente frequentato da antiquari che cercavano merce da rivedere a prezzi più che decuplicati in bottegucce del centro storico o sui negozietti di Ebay.   
Oggi il mercato Rom non esiste più dopo che anche Porta Portese ha subito un processo di normalizzazione che lo ha trasformato in un mercato come un altro in cui la merce nuova e di scarsissima qualità troneggia e in cui il "riciclo" è affidato a quei pochi italiani sedicenti antiquari che espongono (poco più poco meno) con spocchia la stessa "mondezza" che un tempo compravano dagli zingari. 


Il mercato apriva il sabato notte e andava avanti fino alla domenica alle 14.00. Ovviamente se andavi di notte trovavi molte più cose e a prezzi più alti. Man mano che la mattina si consumava s'allineava proporzionalmente il rapporto con la "qualità" della merce invenduta che ancora potevi trovare sempre a meno. Alle 13.30 i pochi oggetti sopravvissuti andavano via per pochi spicci e si assisteva anche a sconti paccottiglia in improbabili 3x4, 4x8 e così via coniugando. Alle 14.00 circa il mercato finiva. I Rom lasciavano colpevolmente tutto l'invenduto nella piazza ammonticchiato con teli e carrozzine utilizzate per il trasporto e se ne andavano. Alcune volte prima di andare via facevano a pezzi l'invenduto e questo per una ragione precisa. Era infatti il momento dello "abbandono" quello in cui intervenivamo io e una babele di etnie varie tutti a contenderci la mondezza della mondezza. Una graziosa guerra tra poveri che si accontentavano di raccattare tutto il raccattabile senza troppo stare a badare alle sottigliezze di quello che s'infilavano negli zaini. Così ti portavi a casa un sacco di mondezza della mondezza e con essa a volte anche ospiti indesiderati come blatte e scarafaggi. Assieme a noi interveniva anche la task force dell'AMA delle volte supportata dai vigili urbani. All'arrivo della pubblica ripulitura la babele si compattava e diveniva solidale a se stessa dando vita a strategie di microguerriglia e di microantagonismo di classe. Insomma tutto molto divertente e politicamente istruttivo.
A distanza di anni sono poche le cose trovate in quel mercato che oggi riterrei ancora utili. Ho trovato qualche bella tastiera giocattolo e alcuni bei robot. All'epoca un sacco di Commodore 64. Una volta trovai parecchi reel della viewmaster buttati e un asciuga mutande (lasciamelo pensare) degli anni Quaranta. Nella maggior parte dei casi molte cose raccattate le ho regalate mentre altre le ho buttate e forse saranno rientrate per l'ennesima volta nel ciclo del riciclo Rom come mondezza della mondezza della mondezza. Lo trovo giusto: gli oggetti meritano almeno una seconda opportunità (a volte una terza) che preceda la fase del "non mi serve più" e quella del "facciamolo a pezzi e bruciamolo maledetto bastardo".
Oggi con piacere assisto al fatto che molte persone quando portano qualche oggetto ancora funzionante verso i cassonetti non lo gettino all'interno ma lo poggino con cura accanto ai bidoni per dare la possibilità a qualcun'altro eventualmente di recuperarlo. Beninteso questo atteggiamento sarebbe anche illegale perché, come dicevo all'inizio, la pratica del riciclo è scoraggiata e osteggiata intaccando il circuito di circolazione delle merci. Da sempre sostengo che l'AMA (e le altre municipalizzate dello smaltimento rifiuti) dovrebbe inaugurare un comparto di riciclaggio di oggetti recuperati e ancora in buono stato. Immagino grandi capannoni nelle città in cui recarsi e cercare oggetti collocati per funzione d'uso venduti a prezzi modici. Ecco lo posso solo immaginare. Evidentemente lo smaltimento ha un valore più elevato del riciclo. Una volta che provai a chiedere ad un'isola ecologica AMA di poter guardare tra gli oggetti tecnologici che le persone avevano lasciato quasi non chiamavano la polizia per farmi allontanare... "see: mo' se n'tenevai chiamo la polizia..."; se avessi chiesto di fare un giro turistico nel caveau della Banca d'Italia sarei stato trattato con più rispetto. 

Fu in un'occasione di "abbandono" proprio a Porta Portese che m'imbattei in questo straordinario oggetto frutto dell'ingegno umano. Io lo considero un magnifico reperto sociologico e archeologico perché racconta di strategie, di pratiche e di modalità poco note e che non hanno più ragione d'essere.
L'oggetto in sé è un libro sull'ipnosi: I segreti dell'ipnotismo di Corrado Simioni - 1967.  
Lo vidi a terra e lo infilai nello zaino come sempre con l'intento d'esaminarlo in un secondo momento (come tutto ciò che veniva recuperato). A colpirmi fu la bellissima copertina. 
Nella fase d'abbandono non c'e' tempo per fermarsi a pensare. Devi usare gli occhi per individuare prima dei tuoi avversari i banchi abbandonati, utilizzare lo scatto muscolare per raggiungerli prima degli altri, essere percettivamente abituato a individuare massimalisticamente ciò che potrebbe interessarti nel mucchio ma non proprio tutto altrimenti ti sovraccarichi e finisci lo spazio disponibile negli zaini. Il cumulo d'oggetti va considerato al pari di uno scavo archeologico. Ovviamente non puoi riuscire a vedere tutto ma alcuni oggetti, anche se non t'interessano, ti potrebbero avvertire che in quel deposito ci potrebbero essere cose a te utili. Strategicamente poi non puoi fare il gargarozzone, cioé quello che s'accaparra tutto a discapito di tutti, altrimenti finisce che tutti s'alleano contro di te. In ciò devi anche tenere conto del fatto che ti devi riportare la roba a casa in bicicletta (se vai in bicicletta). Insomma: scelte tattiche massimalistiche ma contingentemente ponderate. Ecco il segreto di un ottimo rovistatore quale modestamente mi considero.  
Esistono due tipi di rovistatori: gli specialisti e gli onnivori. I primi sono i collezionisti, i compulsivi e gli antiquari. Gli onnivori sono i veri poveri. Prendono tutto perché ogni cosa può essere utilizzata, rivenduta, barattata. Gli specialisti lavorano da soli o al massimo con qualche altro compulsivo con cui sono rivali/amici. Gli onnivori lavorano in gruppo e ovviamente sono i predatori di questo mondo. Spesso gli africani sono onnivori. Organizzati in gruppi posseggono anche una sorta di divisione del lavoro tra rovistatori veri e propri, sentinelle runner per l'individuazione di abbandoni, staffette per tradurre gli oggetti ai margini del campo di battaglia in zone franche da cui poi saranno portati chissà dove. Spesso le bande di africani confliggono violentemente tra loro ... sopratutto per il monopolio delle scarpe usate. Tra l'altro al gruppo è concesso essere gargarozzone: la predominanza numerica gli da questo vantaggio. Il singolo gargarozzone è invece quanto di più "meschino" in questo mondo si possa trovare e al contempo quindi la figura più disprezzata. Il garagarozzone ha vita breve negli abbandoni. C'e' più rispetto per l'operatore AMA che per il gargarozzone. 

I segreti dell'ipnotismo di Corrado Simioni - 1967 stavo dicendo. 
Ecco la copertina in alta definizione (se ci clicchi le immagini si allargano). 



Portato a casa finì tra gli oggetti da verificare in un secondo momento. Se come rovistatore ci tieni alla tua salute fisica e mentale infatti la cosa migliore è possedere una stanza della decontaminazione, il balcone è perfetto, in cui lasciare le cose così come te le sei portate a casa. Il passaggio dalla stanza delle decontaminazione alla casa vera e propria avverrà solo quando l'oggetto sarà stato esaminato e ripulito. Lasciando gli oggetti per un po' sul balcone tra le altre cose puoi anche ragionevolmente sperare che alcuni sgraditi ospiti traslochino. Attenzione! Le blatte vivono benissimo nelle scocche degli oggetti elettrici, dovresti quindi avere l'accortezza di aprire l'oggetto e verificare che non sia popolato. Spesso dal balcone gli oggetti che ti sei portato a casa finiscono direttamente nel cassonetto. Questo apparentemente  irrazionale cerchio fa parte della vita del rovistatore. Gettare qualcosa per il rovistatore è comunque una sorta di piccolo dramma. Egli sa bene che ciò che getterà oggi gli occorrerà domani. Non esiste oggetto tanto rotto o malconcio da non trovare prima o dopo un posto nella sua vita. Ma nella vita non c'é abbastanza posto per questa filosofia fatalista-panteista

Avvenne così per caso che un giorno toccò al libro del Simioni d'esser analizzato. Raramente i libri nascondono sgradite sorprese ma nonostante questo anch'essi necessitano di passare per la stanza della decontaminazione. Comunque sia non avevo avuto l'urgenza di capire quali in effetti fossero i segreti dell'ipnotismo. Tra il suo rinvenimento e l'analisi passarono diversi mesi. 
Su quel che trovai al suo interno lascio parlare le immagini che seguono.  


















Le immagini ritagliate e incollate sulle pagine del libro provengono tutte (almeno per quel che è dato capire) dalla rivista Wochen end (o Wochenend Playgirl) credo tedesca e risalgono alla prima metà degli anni Settanta. Ho trovato tracce della suddetta rivista in questo sito di porno vintage
Ovviamente al di là della trovata in sé, ovvero del nascondere delle immagini erotiche tra le pagine di un libro, la cosa che più sorprende è la scelta del titolo in cui ipnosi e attrazione sessuale evidentemente si sommano finendo per sovrapporsi. Sarà stata una scelta accidentale oppure ironicamente congegnata? Forse il contenuto specifico (queste foto e non altre) hanno a che fare con una sorta d'ipnosi che il proprietario per esse provava mentre altri testi con altri titoli raggruppavano altre foto-sensazione? La buttò lì: forse nel libro sul fai da te avremmo trovato immagini d'autoerotismo? Non lo sapremo mai. Mai sapremo il perché della scelta, il perché solo poche pagine siano state ritappezzate lasciando per il resto il libro purtroppo nella sua forma originale.
A me comunque non pare un buon nascondiglio un libro sull'ipnotismo. Se accidentalmente io mi fossi aggirato in quella libreria non escludo avrei gettato un occhio proprio a quel curioso titolo, così anche solo per vedere se all'interno avessi trovato immagini di persone ipnotizzate o sapienti movimenti delle mani con cui ipnotizzare ignari cassieri di banca intenti nel loro lavoro di erogazione di moneta o custodi delle isole ecologiche dell'AMA.  
Altro aspetto che mi salta agli occhi è quello di alcune immagini a cui sono stati rimossi gli angoli. Ricordo di aver visto sempre in questo tipo di mercati vecchie fotografie con gli angoli tagliati. Credo, ma potrei sbagliare, che la pratica servisse a contenerle all'interno di album fotografici. Se così fosse forse queste immagini avevano trovato originariamente collocazione in un album da cui, forse per motivi di sicurezza, sono poi state rimosse per essere occultate nel libro. Chissà.   
Ultima spinosa questione: perché tutte le immagini solo sul lato destro del libro? Perché lo hai fatto?

Il libro risulta inoltre essere stato realmente utilizzato per il suo scopo originario. All'interno ci sono le orecchiette segna pagina. Il capitolo più interessato da segnalatori è Le applicazioni dell'ipnosi. Dovrò leggerlo prima o poi; magari tra le applicazioni c'é proprio quella dell'occultatore.    





















Nessun commento:

Posta un commento